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Se Morissi prima di Addormentarmi…

Pubblicato da chris84 il 19 maggio 2009

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L’orrore e la paura che paralizzano ogni movimento stanno annidati nel profondo, acquattati nei recessi dell’anima, in paziente attesa del momento adatto per fare la loro comparsa. Basta poco a risvegliarli ed a spalancare loro le porte del pensiero cosciente: un film, un libro, una frase, o anche il semplice ma letale potere della nostra stessa immaginazione. É durante le ore di buio che la paura avanza rapida in groppa al suo destriero fatto di terrore, di nebbia e di delirio; durante il giorno essa svanisce come nebbia al sole, e si riposa, attende la prossima vittima che da essa si farà avvincere. Nei bui crepuscoli invernali, o nelle notti senza luna, quando l’afa ti soffoca come una cappa di braci ardenti posta sul tuo volto, quello è il momento in cui passi scricchiolanti si appressano nell’ombra e dita gelide ti ghiacciano i rivoli di sudore che ti corrono per il collo e giù lungo la schiena. In quei momenti tutti i terrori atavici racchiusi nello scrigno più recondito della mente lucida e razionale, escono fuori in tutta la loro solenne e maestosa potenza, come da un vaso di Pandora, ed a nulla valgono tutti i ragionamenti, le rassicurazioni e le riflessioni ispirate dalla ragione. Quando il mondo è invaso dalle Tenebre, esse regnano incontrastate ed il loro potere non conosce limiti, né fisici, né spirituali. Cominci ad essere un po’ nervoso, agitato ed ancora il tuo lato razionale cerca di imporsi e di farti ragionare, ripetendo a voce sempre più alta dentro di te che queste sono tutte sciocchezze, roba adatta a spaventare al massimo i bambini, che sono tutte cose inventate e che non esistono, che non saresti all’altezza di te stesso se lasciassi che la paura prenda il controllo di te…Ma è tutto inutile: l’Ombra cresce, e con essa cresce il suo potere fatto di sussurri spettrali, di rumori inquietanti ed inspiegabili, di orrori senza volto. Provi ad importi il massimo autocontrollo, la massima calma: volti lentamente il capo e ti guardi alle spalle, per controllare che non ci sia nessuno; un attimo prima di mettere a fuoco, un pensiero ti attraversa la mente, più rapido della folgore. Immagini che appena ti sarai voltato comparirà qualcosa, un volto forse, che recherà impresso tutto l’orrore umanamente immaginabile, e quasi cedi al delirio prima ancora di esserti guardato alle spalle. Ma ormai ti sei voltato, e decidi che qualunque cosa ci sia, ormai la devi affrontare: ovviamente, nulla. Nulla di nulla. C’era da aspettarselo, del resto: quasi rideresti di te, se non fossi un tipo con una profonda spiritualità, che se non ti porta a credere a tutto quello che la paura ti fa vedere, ti fa però credere alla Paura stessa, rendendola ancora più potente. Insomma non ci credi (durante il giorno in particolar modo) o fai mostra di non crederci, ma non sei sordo alla possibilità di esserti sbagliato, anzi; c’è una parte di te che sarebbe quasi contenta di apprendere di essersi sbagliata. Ma la battaglia continua: ti sforzi di non accendere la luce, ti fai un punto d’onore di resistere, immerso nel buio. Nell’oscurità tutto cambia aspetto, assumendo dei connotati inaspettati, ambigui e stranianti; le reali forme e dimensioni degli oggetti si stemperano nell’indefinito: le ombre si allungano a dismisura inghiottendo ogni cosa, e sembrano non corrispondere più agli oggetti che le hanno (o avrebbero dovuto) generate; una giacca appesa all’armadio assume i connotati inquietanti di qualcuno appostato ai piedi del letto, intento a meditare qualche malefico portento ai tuoi danni. I mobili scricchiolano sonoramente: nel silenzio della notte sembra uno schiocco di frusta, o il crepitio che potrebbe fare una fiamma ultraterrena bruciando delle ossa…Ti concentri ad ascoltare, teso come la corda di un arco, e ti torna in mente una frase udita tanto tempo fa, non ricordi più nemmeno da chi: lo scricchiolio dei mobili è provocato non dal legno che si assesta a causa dell’umidità o dello sbalzo termico tra notte e giorno, come ti hanno detto i tuoi per non farti spaventare, bensì da non meglio specificate “presenze” che, private dei sensi degli umani (ma dotate di ben altre e terrificanti facoltà) non riescono più ad orientarsi nello spazio, e sbattono contro il mobilio della camera. Mentre sei ancora lì, con gli occhi perfettamente aperti e sbarrati nel buio, cercando di ripetere tra te che si tratta soltanto di frottole, e per giunta di pessima categoria, ecco che una sete lancinante si fa strada lungo le pareti riarse della tua gola; sarà il sudore che m’imperla la fronte, sarà che ho bisogno di calmarmi ed un bel bicchiere d’acqua sarebbe l’ideale, fatto sta che non riesci più a rinunciare ad alzarti dal letto per andare a bere. Piano piano ti rigiri nel letto, butti le coperte da un lato: poco ci manca che, posati i piedi a terra, una mano viscida, mostruosa e sanguinolenta spunti da sotto il letto per afferrarti le caviglie. Cerchi di ridere di te stesso al pensiero che tra tutte le paure infantili, questa è davvero la più infantile. Hai una dignità da mantenere, insomma! Anche se nessuno verrà mai a sapere di questa notte, senti che la coscienza ti rimorderà lo stesso, e che il tuo onore risentirebbe di un colpo come questo. Ti decidi a confutare te stesso, e le tue ubbie da vecchia zitella tremebonda, e decidi di guardare sotto il letto: con fare determinato infili i piedi nelle pantofole e cominci a chinare il busto, sempre restando seduto sulla sponda del letto. Nonostante gli sforzi sempre più disperati della tua povera, piccola mente, non ce la fai: una fulminea, raccapricciante immagine di un volto demoniaco che ghigna ed ammicca verso di te, appostato sotto il materasso fa volatilizzare qualunque tua velleità eroica, e tu recuperi la posizione eretta. Dopo uno o due minuti ti rendi conto che non puoi restare tutta la notte seduto sul letto, ed inoltre la sete ti sta torturando: decidi di farla finita e ti alzi; non succede nulla, ma la strada è ancora lunga. Con tre o quattro passi attraversi la stanza, e posi una mano, con le dita che la paura ha reso adunche come gli artigli di un uccello da preda, sulla maniglia della porta. La stringi, l’abbassi, e fai capolino: il corridoio è buio come la pece. Odi come non mai la stradannata abitudine dei tuoi di abbassare le persiane fino in fondo, senza lasciare che il minimo spiraglio di luce possa filtrare dall’esterno. Per un attimo ti sembra di scorgere come una serie di figure in processione, come dei manichini informi e grigiastri, ma poi pensi che in fondo si tratta sempre del tuo corridoio, e che una processione, di qualsivoglia genere, sarebbe decisamente impossibile. Ti stai appena rassicurando, quando, assolutamente non richiesta, alla tua mente torna un’altra discussione con un interlocutore che ancora una volta non riesci a ricordare, e che diceva che i corridoi, specialmente quelli lunghi (guarda caso come quello di casa tua) sono i posti preferiti dai fantasmi…Forse perché un corridoio assomiglia ad un tunnel, come il tunnel che, si dice, le anime dei trapassati debbano percorrere per “passare oltre”. Ti chiedi perché, tra le tante cose che si possono ricordare (o pensare), in questo momento tu debba ricordare (e pensare) proprio a queste, come se già non fosse sufficiente la paura che hai. Ma la sete non ti dà tregua, e quindi molli la maniglia della porta, e ti avvii a passo incerto lungo il corridoio, sfiorando le pareti con le dita gelide. A metà strada, ti senti sfiorare l’avambraccio da qualcuno…o da qualcosa pensi subito dopo, guidato dalla mente razionale, che superata la prima, istintuale e primitiva voglia di urlare di terrore, cerca implacabilmente di ricondurti sulla retta via. Resti immobile, ma in questo caso vieni subito a capo del mistero: sei stato sfiorato dalla manica di una delle giacche e dei cappotti che stanno appesi all’appendiabiti che, invece di trovarsi in un’anticamera o in salotto come nelle case normali, da te lo tengono appunto in corridoio. Leggermente rincuorato, finisci di percorrere il corridoio e finalmente ti ritrovi in cucina, dove finalmente puoi accendere la luce, avendo però prima avuto l’accortezza di accostare la porta per non far filtrare troppa luce, e dar fastidio agli altri che dormono della grossa. Ringalluzzito ed imbaldanzito quasi dalla pioggia fotonica che ti investe, plachi la tua sete, godendoti il momento senza pensare al futuro: resta ancora da fare la strada a ritroso, per tornare nella tua stanza a dormire. Posi il bicchiere ormai vuoto, e riponi la bottiglia al suo posto; prima di spegnere la luce della cucina socchiudi la porta e dai una sbirciata in corridoio, approfittando della lama di luce che lo illumina. Fai un respiro profondo, come un nuotatore professionista prima di eseguire un tuffo particolarmente difficile, e quasi avresti voglia di raccomandarti: ma no, non è necessario, ce la farai con le tue sole forze. Del resto la prima parte è filata liscia, tutto sommato, no? Spegni, apri la porta e muovi i primi passi nel buio che è tornato a farla da padrone. La paura salta nuovamente in groppa al suo destriero e ti cinge da presso: senti come qualcosa (o qualcuno) alle tue spalle: la logica deduzione è che sei inseguito, anche se sai che non c’è nessun’ altro in giro per casa a quest’ora di notte. Affretti il passo, e ti rendi conto che devi raggiungere la relativa salvezza della tua camera prima di essere raggiunto. Senza sapere nemmeno tu bene come, ci riesci: sei di nuovo tutto sudato, e ti tremano un pochino le mani, ma ti sei richiuso la porta alle spalle, ed è questo che conta. Quasi correndo ti catapulti dentro il letto, imbacuccandoti per bene nelle coperte, anche se non c’è tutto questo freddo; ma sai che le coperte, per quanto possa suonare sciocco possono farti da scudo, per lo meno finché non ti sarai riaddormentato…Questo è il segreto: riuscire a sopravvivere fino a che non ci si è riaddormentati, perché solo nel mondo dei sogni la Paura ed il Terrore li si può combattere ad armi pari… 

2 Commenti a “Se Morissi prima di Addormentarmi…”

  1. lindas dice:

    Molto carino, questo tuo monologo. Mi piace come tieni il filo tra l’io-narrante, il tu-lettore ed il “qualcuno” che tutti abbiamo avuto a raccontarci storie più o meno improbabili sui fantasmi del corridoio e sui mobili scricchiolanti! :o)

  2. chris84 dice:

    Grazie mille Lindas, felice che ti sia piaciuto… ;)

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