Fiabe Filosofiche Metronapolitane

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L’Angelo

Pubblicato da Domenico De Ferraro il 17 ottobre 2009

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images.jpgL’ ANGELO

L’ autunno avvolto in un oscuro velo bussò alla porta in punta di piedi ,un vento gelido entrò silenzioso attraverso le imposte smuovendo
la veste del corpo riverso sul letto squarciato da una orribile ferita . Le finestre incominciarono a sbattere violente risuonando nel piccolo
appartamento come un lamento lugubre che gelava l’aria circostante. Un brivido corse in ogni cosa all’interno del piccolo appartamento
arredato con cura ,con colori orientali e tante statuine sparse per la casa. L’ acre odore del corpo in putrefazione usciva fuori da quelle
finestre semichiuse affacciate lungo lo stretto vicolo che saliva lento lateralmente lungo la collina .
L’angelo apri le sue grandi ali e sorvolando i tetti delle vecchie case, corse come sfrecciando sopra ogni cosa ,sopra la testa dei passanti
sopra il traffico , tra i grigi grattacieli ,nei labirinti della memoria di milioni d’uomini condannati a vivere una vita programmata da un oscuro essere.
Attraversò in un attimo la misera esistenza di ognuno per divenire quello che noi riteniamo nel nostro intimo sogno o ragione .
Poi ,dopo aver corso tanto si fermò a guardare indietro e in bilico sospeso in una visione d’ un vecchio pensò:
Anche oggi sono riuscito a inglobare in me una diversa identità , eppure e strano molti non si lamentano più
mi sembrano così stanchi , dei corpi assenti . Divento uno di loro, assumo il loro aspetto, i loro peggiori difetti le loro migliori virtù .
Vivo in loro, provo le loro emozioni, il loro dolore. E ogni volta che giunge la fine
della loro esistenza io volo via, cambio dimora . Esco fuori da quel corpo agonizzante per passare in un nuovo corpo in una nuova vita.
Quante volte sono stato un ingegnere , un poveraccio, un imbianchino ,un medico o un avvocato.
Condannato a vivere per l’eternità come un parassita, esisto grazie al corpo di quei poveri sfortunati .
Ne assumo forma e aspetto ,forse non sarà bello ,forse sarà un bene, forse un male . Io provo a realizzare i sogni di quei individui.
M’impegno a vincere la dura battaglia della vita di quelle singole persone.
A volte ci riesco ,senza cambiare il loro destino realizzando cose degne di lode ,
creando una realtà che é un bene comune ,un momento utopico ove ogni aspirazione prende forma di benessere, democrazia .
Ho guidato governi , ho compiuto grandi imprese , ma tutto purtroppo passa e spesso non rimane nulla di ciò che avevo intenzione di compiere.
Gli uomini muoiono ma la storia della loro vita rimane impressa su questa terra legata a quel lungo cordone ombelicale che li ha nutriti
fin da quando erano in fasce. Vite eroiche , vite insignificanti , anonime .
Come una pietra scalfita modellata in statua, ponti , strade ,grattacieli.
Ma chi ha realizzato una sua idea alfine muore rimane la sua opera , la terra continua a cambiare aspetto mentre l’umanità spesso rimane sempre uguale.
Io sono un programma creato da una macchina trasmesso da altre macchine nel cervello degli umani loro mi vedono,
mi avvertono come una entità spirituale ,un angelo custode una guida che li segue li aiuta a superare i loro momenti difficili .
Sono in realtà un file messo in rete che emette in continuazioni impulsi , corregge e sussurra come comportarsi in determinati momenti.
Ho sempre desiderato conoscere chi mi ha creato. Una irresistibile voglia di conoscere colui che e stato capace
di giungere ad un simile prodigio tecnologico. Io sono cosciente delle mie facoltà , ma ho una vita limitata
alla mia capacità di trasferirmi nei diversi corpi che mi ospitano.
Cerco , vivo ,sogno , studio giorno e notte usufruendo dell’esistenza di chi mi ospita ,alimentando in me l’intimo desiderio di conoscere chi é il mio creatore .
Confesso che dopo tanti anni di ricerca, credo d’aver intuito chi ha programmato la mia esistenza .
Così in un freddo mattino giungo su un isola semi abitata a Barrow a nord dell’Alaska il mare e gelido la notte glaciale artica perdura già da diverso tempo.
Uno stormo di gabbiani giù al porto banchettano tra le barche dei pescatori tornati dalla pesca. La gente, i marinai tutto si muove lentamente .
Le luci nelle case luccicano nella tenera oscurità .
Percorro d’istinto una lunga strada deserta che mi conduce verso un promontorio la vedo da lontano un enorme casa bianca bella e grande.
Entro con timore senza bussare come se fosse casa mia ,dentro c’é un aria malinconica un aria che sa di antico mi guardo intorno
tutto mi sembra familiare come se avessi sempre abitato qui . Sento una debole voce dirmi :
Vieni entra ti aspettavo da molto tempo.
Sono confuso seguo la voce entro in una grande stanza ove ci sono tante macchine accese la stanza e provviste
di immense vetrate , si può vedere il mare ,grande, gelido un orizzonte soffuso colorato dalle rade luci del crepuscolo.
Vieni , figlio voglio di nuovo abbracciarti .
In un angolo lo scorgono un brivido mi corre lunga la schiena sono emozionato , nervoso fino all’ inverosimile .
E la prima volta nella mia lunga esistenza che ho paura.
Provo una strano fremito una forte emozione mai provata ho la l’impressione di aver trovato la verità cercata a lungo.
E lui il mio creatore?
E piccolo seduto davanti ad un grande monitor , vecchissimo ,paraplegico raggrinzito ,parla con fatica mi fa cenno di sedere vicino a lui.
Mi afferra la mano: Sei felice adesso mi hai trovato alfine? Cosa c’é hai paura di me ?
Leggo in te un timore , sei perplesso di vedermi ?
Non avere più paura hai trovato ciò che cerchi come avevo previsto che fosse.
Oggi in questo momento ,in questo anno, in questo giorno io divento te e tu diventi me .
Non avere paura figlio di continuare a vivere e a capire ,tu sei nato per essere me stesso.
No padre anche’ io ho aspettato tutto questo tempo ed ho molto riflettuto su questo momento.
Ho sempre pensato cosa avrei fatto quando sarebbe giunto questo momento ,cosa sarebbe stato giusto fare.
Permettere che tutto accadesse , morire per poi ritornare a vivere o scegliere di essere ciò che ho creduto sempre d’essere
un uomo a pari di tanti uomini che hanno sognato una esistenza di pace e benessere. Oggi so cosa fare.
Sono giunto a te per porre fine a tutto ciò.
No figlio non dire cosi vieni abbracciami per l’ultima volta fa che io senta di nuovo battere il tuo cuore vicino al mio.
Si padre abbracciami tienimi stretto a te per l’ultima volta.
No figlio non mi stringere cosi forte mi soffochi ,no figlio ,non farlo.
Tutto finisce padre , vivere senza mai poter amare non ha senso.
Ma io ti ho creato figlio perché mi uccidi ?
Perché è questo che io e te vogliamo porre fine a questa nostra assurda esistenza storia .
Quando lo hai compresso tutto questo figlio?
Quando ti ho guardato negli occhi la prima volta che ti ho visto.
Vai figlio, vai per la tua strada e non voltarti mai più indietro.
Addio padre e stato bello essere te stesso questo amore sognato da milioni d’uomini e donne.
Addio figlio . Sono uscito da quella casa senza voltarmi indietro ho attraversato il suo grande giardino.
Poi tutto ad un tratto ho sentito un forte dolore in petto.
Ho continuato a camminare senza mai votarmi indietro sentivo le forze abbandonarmi ,sono caduto per terra ho provato ad alzarmi inutilmente,
ho sentito battere sempre più lentamente il mio cuore.
Ho sorriso ed infine prima di morire ho sognato di vivere ancora una volta attraverso questa leggenda che insegue
il giorno e la notte ,il bene e il male.

Un commento a “L’Angelo”

  1. andrea dice:

    Ciao Domenico,
    interessante questo tuo. Forse pero’ il dialogo padre-figlio e’ un po’ pesante, sa un po’ di artificiale.
    Grazie per avercelo fatto leggere!

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