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IN MORTE DI UN POVERACCIO

Pubblicato da Domenico De Ferraro il 10 marzo 2018

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IN MORTE DI UN POVERACCIO

DI DINO FERRARO

Tra molti dubbi ed amori malati che lassi per meste egloghe , lungi rimirando il dono di un sogno nella testa del poeta che alto come una pertica , piange e chiosa nel silenzio che l’invade , avvolto nel mesto gioco dei versi come in un giorno dimenticato su una deserta spiaggia. In riva al mare all’estremo lido dove si bagna ignaro tra onde impervie i corpi si fondono all’unisono nel corso degli eventi.
Amore aprimi presto
Non posso
Sono disperata
Vedi di andare via
Mi scacci ?
No amore
Ti voglio
Fingi ?
Forse
Sento il tuo cuore
Ascolto i tuoi pensieri
M’apro a nuovi intendimenti
Chi ti ha ucciso amore mio?
Il mostro che in noi
Tanti piccoli lazzari danzano nella nostra mente in fila legati gli uni agli altri ,figli di un tempo dimenticato cercando il moto delle stelle il nesso di una logica che adduce nella ricerca nell’ingrato compito di sconfiggere la morte.
Sono da te tra poco
Per favore non trattarmi male
Questo morto dove lo mettiamo ?
Poggiato li nell’angolo.
Bene
Non rompete nulla
Ci mancherebbe
Scendendo da casa fatevi un giro intorno al parco
Perché mai ?
Non si sa mai ci sarà qualche altro morto.
Bene siamo contenti per lui , avrà una degna sepoltura
Le porte si aprono lo spettacolo ha inizio, tutti ballano si abbracciano , si baciano lassi nel corso degli eventi nel moto di quei sentimenti ingrati che sfociano nella scia di un gioco di forme , false, fuggiasche.
Vorrei toccarla ?
Si badi dal farlo
Tremo
Non s’azzardi a ridere
Mi scusi
Bene , ricominciamo da capo
Sono solo canzonette
Rime bislacche
Brevi sonetti
Che bello
Non credevo di leggere un cosi portentoso poema
Mi sento imbarazzato
Bizzarro
Le zizze di Maria son rose , toste, tonde, dure come il marmo delle statue greche da dove zampilla latte e sperma dove l’amore lega la vita alla morte di un tempo che remoto nell’ore cruciali ci spinge a pregare. In tanti verranno , s’incontreranno , si ameranno, faranno una tac al cervello, prenderanno un caffè poi parleranno delle loro avventure di quando s’era giovani e forti di quando amammo e perdemmo la ragione per una ingenuo abbraccio.
Sono in tre
State pronti
Signor capitano
Si metta sull’attenti
Io sono attento
Siete pronti a morire ?
Si signore
Fuori le sciabole
Scanniamoci a vicenda
Scemo chi legge
Una cosa molto triste
Lo conoscevo
Beh anch’io
Una brava persona
Tutto può essere
La morte non regala nulla
Era risaputo
Era un orco ?
No credeva di essere un topo
Madonna che orrore
Lo hanno acchiappato
Lo hanno pure dipinto di blu
Che tragedia
Era un uomo topo
Una rana canterina
Un vero cretino
Che disgrazia
Chi lo conosceva ne parlava sempre bene
Ci mancherebbe per un motto
Un filosofo
Nu ciuccio
Nu figlio e trocchie chine e vizi
Tutto ciccia e brufoli , fugace rimembranze , esperienze sincere , celesti quadretti familiari ove la morte la fa da padrone si veste di nero, si veste di giallo, di rosso
di bianco strucchiosa, muzzucata, pizziche e vase vessazioni, esperienze personali , scribi ,ministri degli infermi , un flusso, un vortice di parole che ti travolge ti rende santo ai limiti di una verità che non conosce amore che nella lotta c’impegna, ci opprime, ci rende liberi di credere di nuovo in noi stessi in quella storia di uomini e donne dabbene ben fatti ,pronti a partire per luoghi remoti senza mutande , senza freni , senza molla, tira, prendi ama, bacia , ciuccia , strugge, lungo, corto , bello , tanto bello da morire per nulla.
Che casino
Pigio il pulsante ?
Fermo moriremo tutti
Non credo
Badi bene
Ma fosse asciuto pazzo ?
Piezze e carogna
A chi ?
A te
Piglia a mazza
Chiama
Fermi qua ci siamo noi
Chi siete ?
Tre compagni
Avanti il prossimo
Mio figlio è un capitano
Il mio uno stronzo
Ci hanno fatti fuori dal gioco
Ma questa radiografia ..
Una vera odissea
Sono tre ore che aspetto
Poi dicono fatti la tessera
Io a questo lo conosco lo visto in una famosa clinica
Era un incapace ?
Un gran figlio di mignotta.

Il mare è mosso , la città dorme nella merda che galleggia tra mille stronzi ,perduta tra delitti ,invenzioni liriche , filantrope ricerche logiche , senza mezzi termini la città scompare dentro un buco di illusioni , falsi miti che ci conducono verso la sorte avversa, verso un signore che domina dall’alto su un modo di topi & zoccole , volpi e tigre , leoni feriti nell’animo , nella beltà che ferita finge di piangere che guarisce, scende lungo la vagina che s’allarga , ingoia , spreme sempre più forte fino a mangiare l’intero corpo , fino a giungere alla mente a quei ricordi duri a morire .
Vorrei ritornare indietro
Ma non si può
Siederò dentro di te
Mi spoglio
Fingo
Ma è così piccolo
No medio
Ero ubriaco
Faccio quello che posso
Mi rivesto
Abbassati i pantaloni
Io mi tolgo il reggiseno
Dai, togliti pure la mutanda
Bene come sto ?
Un amore
Grazie
Sono innamorato
Pazzesco
Bizzarro
Mezza bellezza
Mezza sega
Oh parli bene
Ma via lei crede che io sia una cretina ?
No di certo , prende un caffè ?
No grazie mi rende nervoso
Signora lei mi offende
Mi rimetto la gonna
Faccia come vuole
A me mi piace farlo nudi
Anche a me
A tuffo
Alla pacchianella
Mezzo all’erbetta
Con una canna in mano
Andiamo a pesca ?
Io non fumo
Ma un caffè lo deve prendere
La vorrei invitare a casa mia
Mi fa conoscere la mamma ?
Ma no topo , le faccio assaggiare i miei dolci
Sono nei guai
Che sballo
Bello
Tutto vero
Senza mani
La chiamo
Lo voglio
Oh mio dio
Qui siamo messi mali
Beh, era risaputo
Facciamo così
A trenino
Fa ciuf ciuf
Con il ciuffetto
Un ciliegio in fiore
Giovanni….
Carmela ….
Che succede
Metteteli dentro al paniere , canta topolino
Chi Peppino ?
No quel cretino di Michelino
Che cosa orribile
Mi gratti
Non sono un gatto
Protagonisti di una tragedia
Ma come non scappi?
Che cosa indecente
Ci hanno messi insieme in questa storia
Beh mi fa piacere
Ti voglio bene
Anch’io
Ti amo
Tanto anch’io
Piango
Non mi dimenticare
Mai
Saluti alla mamma
Ci vediamo domani ?
Vieni senza mutande
Non preoccuparti
Quelle a pizzo mi fanno sballare
Le metterò
Non prendermi in giro
Ci siamo voluti tanto bene
Tanto
Ti ricordi dei tanti giorni felici di quell’amore malato che per molti anni ci ha portato a vivere sogni ,travolti dal divenire , dai non ridere , non maledire , dai non correre , cerca ancora di volare via da questo mondo , da questa storia che ci trascina verso il fondo noi angeli, poveri diavoli, antichi sogni infranti , fusi per essenze et esperienze senza mezzi termini travolti dall’odore delle mimose , esala l’ultimo respiro , verso la cima , verso il cielo, nel grido di una liberta ritrovata , liberi infine che venga presto primavera.

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