Favole Metronapolitane

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Un Amore Al Gusto Di Limone

Pubblicato da Domenico De Ferraro il 13 agosto 2019

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Un Amore Al Gusto Di Limone

Tragicommedia Amorosa

A volte l’amore può essere talmente, bizzarro e imbarazzante. Cerchi di capire dove hai sbagliato ad amare , finisci per non capirci nulla per quanto provi è tutto vano . Cosi desumo che non eri nelle condizioni di poter affrontare un serio dialogo con gli altri . Anche se la religione mi continuava a mettere uno strano prurito addosso come se avessi la lebbra o una certa artetica improntata sulla maldicenza , cresceva la mia angoscia in un crescendo di note. La mia disgrazia personale fu trovare un parcheggio abusivo sotto casa ove posare l’auto .Girare inutilmente per un avamposto periferico in preda ad alla rabbia mi metteva un ansia bestiale addosso, una certa depressione sessuale. Non per dire ho sempre cercato di favorire la mie le attività intellettuale con buoni propositi. Ecco forse sbaglio se ho cercato di eguagliare il gelato con la giostra della vita , equipararlo alla giustizia , a mia zia a letto con la febbre, al professore che si reca in chiesa e tutto trascende dal capire dove andrò a parare per capire, vivere , forse volare lontano. Certo è che non tutte le favole possono essere belle ma questa è stata certamente la più bella, la migliore, figlia della mia sorte , di un viaggio verso l’africa , verso un mito , verso un amore al gusto di limone. Cercai di uscire dall’anonimato di fare la parte di chi non sa.
il tempo scorre anche il mio vivere plana tra inquieti lidi , verso isole e non so se la morte era la ad attendermi , ma io confidavo nell’amore e nella sua virtù. Fu una faticaccia fu e settembre che rivide lei , bella da morire come un fiore sulla terra bagnata dalle lacrime degli angeli. Schiacciai un pisolino nella controra ripensai a Carmelina che mi mise una strana agitazione dentro , un desiderio sensuale una acherontica erotica, tergiversare nella spasmodica questione linguistica che sentivo andare dallo stomaco al cervello, cambiare forma e metodo senza temere di cadere nel vuoto della storia. .Ella si alzò in cerca di un po’ d’ombra, la città friggeva dentro una padella mentre la metropolitana era zeppa di delinquenti e depravati , di donne in cerca di marito , di fidanzati infidi in preda ad una crisi mistica . La sveglia suonò nel preciso momento in cui compresi cosa ci facevo la in quella stanza all’una di notte con la radio accesa che faceva un gran fracasso ed il Signore di sotto si svegliò di scatto, sobbalzo dal letto , cadde per terra si alzò la mutanda si mise gli occhiali , poi preso dall’ira, bestemmio come un cane di buon mattino. Lo sentii afferrare il telefono e cantarmene quattro che per poco non gli veniva un colpo.

Carmelina s’era innamorata di una belva. Non era proprio una belva molto simile ad un animale preistorico con un naso a punto e a capo , grigio , schietto ed aveva una paio di mutande color pistacchio che mi sembrava pinocchio. Non perché fosse un pagliaccio ma la sua indole bonaria di energumeno, approfittatore , smargiasso a capo dei parcheggiatori abusivi della zona fuori la cassa mutua , lo rendeva ieratico un componente essenziale della malavita locale. Pretendeva di essere speciale , un tipo fuori dal comune. Era in verità una merdaccia, un capo bastone , uno stronzo , un vigliacco traditore che se la prendeva con le donnine deboli , senza madre e senza padre , se ne approfittava del loro bisogno d’amare e li rendeva cosi schiavi di quei sentimenti , italici, ermafroditi che corrono nel petto e nelle vene ed esplodono come fuochi d’artificio facendo un gran botto in mezzo al mare. E già la vita ti cambia di fuori ed a volte anche di dentro. Non era un fuoriclasse anche se portava di scarpe quarantasei, non sapeva volare , neppure cantare una canzone d’ amore , troppo melodica, troppo breve, figlia della buona sorte , ed ella si lasciava andare a bere ed ascoltare musica jazz. Il colpo di fulmine avvenne stranamente nell’ora inopportuna con tanta buona pazienza con un pizzico di sapienza. Boncompagni Giovanni volle ad ogni costo conquistare la mia Carmelina . Ed io al solo sentirlo parlare o vedere gironzolare nei pressi di casa mia , mi faceva scattare in me una gran rabbia , che avrei preso la mazza di scopa e gli l’avrei data in testa. E già era quello che meritava quel matto sfrenato , lazzaro, traditore e mezzo ricchione.

L’amore è strano ha il sapore di pizze, panzerotti , di botte e di percosse , di colpi di tosse e se avanza qualcosa eccolo , ella lo beve tutto d’un fiato . Quell’ amore sostanziale mezzo avvelenato fatto ad immagine del creatore. Carmelina era simpatica , simile ad una ciambella in mezzo al mare che galleggia e c’è tanta gente che la vuole , pronta a salvare il salvabile a salvare capre e cavoli e chi sa quanti naufraghi. Carmelina era perfetta nella sua educazione di educanda di donna logica oltre ogni morale. Ero sicuro Carmelina non L’avrebbe mai data per niente a quel cialtrone di un parcheggiatore figlio di un galeotto e di un terno a lotto. Figlio della volgarità e della diceria altrui . Boncompagni Giovanni figlio di una cagna per sua memoria egli poteva pure schiattare. Ero arrivato a quel punto da invitarlo in casa per vederlo ballare dentro le sue mutande .

M il giorno della resa dei conti arrivo e Carmela si mostrò sempre assai gentile divenne in poco tempo l’ amante del Giovanni . Tutti rimasero a bocca aperta , al cinema non si parlava d’altro, in piazza e nelle pizzerie , nei bar , nei pub , nei ristoranti alla moda, si sparse la voce che mia moglie Carmelina mi aveva tradito con il parcheggiatore abusivo sotto casa. Quell’essere menefreghista più brutto di un debito , simile ad una zecca di cane . Sempre pronto a volere troppo e di tanti talleri suonanti , io mi accascia al suolo morto dalla vergogna . Con il passare del tempo la storia divenne di pubblico dominio , mia moglie divenne la signora Boncompagni di me non si seppe più nulla . Cambia città andai a vivere New Orlans in America. Mi rifeci una vita ed una nuova compagna , una moglie americana di nome Milly , bionda, tonda, bella, grande come il mondo che ruota attorno il sole. E la luna splendeva alta lassù nel cielo americano ed io ammirando le stelle , ripensai a Carmelina al nostro strano amore consumato laggiù in Italia che poi non era stato un mostro , ma solo un gelato al gusto di limone.

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