Fiabe Filosofiche Metronapolitane

Una raccolta www.storydrawer.org

L’ORCO INNAMORATO

Pubblicato da Domenico De Ferraro il 5 settembre 2021

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (1 voti, media: 5,00 su 5)
Loading ... Loading ...

Scarica come ePub

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (1 voti, media: 5,00 su 5)
Loading ... Loading …

L’ORCO INNAMORATO

Un tempo viveva in un bosco oscuro , un orco assai curioso che aveva sempre lo mucco che gli colava dal naso . Grasso con pochi capelli in testa e una gran voglia di avere una compagna per poter passare insieme le tante festività che si celebrano durante l’anno , dettate dal calendario degli orchi. La voglia di amare lo rendeva incapace di essere se stesso , cercare una compagna lo rabbrividiva , gli incuteva un pensiero di paura. Sognava di nascosto , tenere serate in quel tetro bosco ove egli vive in compagnia di qualcuno che l’amasse o sentisse per lui un mite sentimento d’amore , lo faceva sentire meglio. Anche se orco e quindi contrario ad ogni amicizia , compagnia con altri esseri , diversi da lui per sembianze ed intelligenza. Era un orco assai citrullo con un grosso bernoccolo sul capo che regalava sorrisi agli uccellini e caprioli che s’avvicinavano vicino alla sua sgangherata baracca di legno situata nel tetro bosco delle cerve nere. Ove vivevano sparse , sotto vari cespugli di rovi streghe e ragni parlanti , dove l’orso bruno, amava danzare nel vento facendo peti puzzolenti che facevano morire di colpo i fiorellini selvatici del bosco. Viveva in questa stamberga fatata dove poteva avere tutto quello che desiderava tranne la compagnia di essere simile a lui . Qualcuno con cui dividere quel poco che aveva con amore . Sognava di avere figli uguali a lui . Il desiderio di poter avere una famiglia tutta sua lo faceva levitare di notte. Lo faceva arrabbiare, lo rattristava tanto lo rendeva una iena , un lupo inferocito una belva assetata di sangue , un corvo in grifato con turbante di mago in testa , capace di trasformare le formiche in scarafaggi. Inoltre amava fare in solitudine puzzette micidiale che facevano morire tutti gli animali che lui non poteva soffrire per miglia e miglia nelle vicinanza della sua stamberga.

E l’incantesimo dell’orco era un antico interrogativo un quesito illogico che viveva nel trasformarsi e nell’essere artefice di incantesimi e magie in cui la leggerezza del creato conduce ad una certa somiglianza con l’inverosimile. Pertanto l’orco era un cafone nato , cresciuto da solo , un mezzo bestione una belva feroce , puzzolente , peloso , figlio dell’orchessa delle grotte di Castellana. Mentre il padre era il mostruoso barbablù famoso orco degli orchi dei conti dell’orco alto di Andalusia. La logica non conosce una sua prerogativa segue sempre la fantasia e la trasformazione. Come se ci fosse una differenza di forme , atte a capire il senso nascosto del trasformarsi. Era egli un orco assai bravo, capace di trasformarsi in rosa di maggio, in margherita campagnola e sembrava proprio un bel fiorellino in mezzo al prato che gli uccellini gli svolazzavano intorno per poi impauriti veder apparire tutto ad un tratto l’orco in versione originale. L’orco era grasso, assai, era strabico, baffuto, rossiccio come il sangue vermiglio delle streghe , era peloso ed aveva due grande zampe con artigli . Faceva davvero paura , tanta paura che il nesso logico di tale favola conduce ad una genesi diversa del giudizio dell’essere come forma e soggetto.

Era un orco assai bravo, tanto bravo che a volte veniva chiamato orcuccio , era per giunta poco intelligente , sapeva fare di calcolo e scrivere a testa in giù , sapeva cantare come le allodole al mattino all’alba che s’involano nel cielo azzurro . Non aveva fatto mai male a nessuno, tranne a se stesso. Ed il bisogno di avere una compagna nel suo animo si faceva sempre insistente pungente come il dubbio socratico, come l’errore che scorre insieme alla verità. Come la vita che verso la morte e viceversa nei versi si glorifica e desta negli uomini la meraviglia del creato . Quel bisogno di compagnia lo spinse cosi ad andare a trovare la sua mamma l’orchessa che guidava un orchestra di orchi minori , tutti assassini e ladroni , tutti mostruosi assai da far paura perfino a chi incredulo crede che esseri simili non esistono. L’orchessa madre sua, era la principessa degli orchi orecchiuti ed il padre era il duca degli orchi del vallo oscuro. Ella abitava in mezzo a certe tetre valli , tra le montagne pietrose e puzzolenti dove la peste regnava sovrana e le malattie prolificavano come funghi , causa dei peti famigerati dell’orchessa. Cosi l’orco gentile , il nostalgico orco innamorato, loro figliolo cosciente di essere innamorato , prese la decisione di partire un bel mattino verso la casa di sua madre l’orchessa . Lo fece quando le allodole cantano la gloria e la bellezza del creato , libere nel cielo azzurro in estate . Si sentiva in quelle ore , nell’aria grave l’ arrosto si vedeva rosseggiare le arance nel giardino delle meraviglie figlie della memoria e della bellezza che si trasforma.

L’orco parti di primo mattino , mise lo zaino, sopra le spalle con dentro tante cianfrusaglie e tanti coltelli, affilati, vi mise dentro i suoi peccati di gola , i suoi peccati , di corpo, mise dentro una gallina strozzata per sua mano , una lucertola zoppo di zampa , un puzzola vedova per la madre orchessa da portare per souvenir in regalo. E s’incammino , strada facendo fischiettando saltellando e facendo tante puzzette che tutti gli animali scappavano a gambe levate , chi nel bosco, chi per strade contrarie , chi per lo cielo, chi sotto terra. L’orco innamorato era partito lasciando da sola la sua stamberga , dove subito i topi, presero possesso, costruendo una fortezza in difesa del gatto stregone . Era una bella giornata di sole ed i prati erano tutti fioriti , la strada era assai lunga da giungere a casa della madre orchessa . Tanti pericoli stavano in acquato ai lati dei sentieri , pronti a trasformare l’immagine della realtà in una fiaba oscura. Strada facendo incomincio a vedere tanta gente strana , chi zoppa , chi cieca, chi armata di bastone, chi di fucile, chi di forcone, chi con cartelli appesi al collo con su scritto abbasso gli orchi. Ammazza l’orco che in te. L’orco innamorato ebbe timore per un attimo d’essere scoperto di essere catturato da quella vile gente villana che armata fino ai denti era pronta a commettere un orchicidio.

Il viaggio era lungo e molte volte fu costretto a fermarsi ad incontrare brutta gente malintenzionata pronta a fargli la pelle per poche monete. L’orco rimase assai impressionato , quasi sbalordito di quello che accedeva nel mondo . Avrebbe voluto capire meglio il perché, ma non si azzardava a domandare e sondare la psiche degli esseri umani, si teneva alla larga da loro . Cosi per non farsi riconoscere che era un orco, si trasformò in un povero viandante , assai vecchio con la gobba , che elemosinando andava per la sua strada. Ora in un monaco scalzo , ora in un falcone aggressivo nell’aria fresca delle strade di campagne , ombrate dagli alberi di pino e dai noccioli frondosi dei boschi raminghi , figli di madre natura. In quelle sembianze , sembrava proprio che lui non facesse male a nessuno e poté parlare con chi incontrava e fare conoscenza degli uomini e delle donne dei bambini e dei rabbini di passaggio lungo la sua strada che andava irta e tempestosa per chiassosi versi verso la casa della madre sua orchessa.

Quante pene vivono nel cuore di questi uomini e queste donne
Quanti errori coltivano in seno
Chi sa quanti dolori hanno dovuto affrontare
La guerra e una brutta cosa
Figlia di tante disgrazia
Il racconto non vi piace
Era meglio leggere un fumetto
Siete di passaggio
Vengo dal bosco ombroso
Noi siamo i re Magi
Chi sa quale stella nelle sera d’agosto ci guiderà laggiù
Non è illudendosi che si conquista il sapere
Avete ragione essere orchi è una maledizione
Perché siete orco
Per ora no , chi sa se non lo divento
In guardia dagli incontri con l’orco
Perché l’orco è un essere assai cattivo
Peggio e un animale sotto sembianze umane
Per Dionisio non credevo fosse cosi pericoloso
Badate viandante alla vostra pelle
Non parlo mai male di nessuno prima di averlo conosciuto
Camminate sulla diritta via , la vita è dura
Dovrei andare a fare un bisogno , sapete dove , devo andare
Non siate spiritoso , essere ed avere non vanno a braccetto
Porgo le mie scuse e arrivederci

Cosi l’orco trasformato in falcone viaggiò per giorni e giorni in direzione delle grotte di Castellana alla ricerca della mamma orchessa che metteva sempre il rossetto sulle labbra screpolate dal vento ed aveva lunghe ciglia sugli occhi che sembravano palme , parafanghi , spazzole per pulire i vetri anteriori dell’auto. Era ella assai grassoccia, l’orchessa , figlia del duca degli orchi di Chiaravalle si beava nella sua chiavica grotta colma di merda e di mele avvelenate. In attesa che qualche poveretto, passasse di la ed entrasse nella sua sudicia alcova. Un orca tanto brutta non si era mai vista e la vita insegna che fidarsi di un orca , molte volte si finisce nella fossa. Quanta strada aveva da fare ancora l’orco innamorato, passò per paesi e chi lo vide, lo derise e cacciò fuori fucili e zappe per ammazzarlo. Passò per la chiesa ed il sagrestano mori dallo spavento , passò per la scuola e la maestra lanciò un urlo che fece rabbrividire il mondo intero . Ed il cielo era chiaro sopra la testa dell’orco , ci avevano messo una taglia . Vivo o morto, l’orco valeva , tanto oro quanto pesava. Scappò il povero orco, cercò rifugio verso le cime dei monti alla ricerca della grotta della mamma orchessa. In quel tragitto fece il mea culpa .
Si tolse tanti sassolini dalle scarpe rotte.
Si fermò a guardare il panorama e fece ammenda dell’amore negato.
Quanto odio
Sono dannato
Sono condannato a vivere da solo
Non ho più nessuno
Sono maledetto
Rimarrò solo per il resto dei miei giorni
Che ingrata gente sono gli uomini
Noi orchi li mangiamo per dimezzare la popolazione
Che il fuoco bruci ed infiammi la fiamma della verità
Ed i fatui fuochi fiammeggiano sulle cime dei monti
Mi facciano vedere la strada da percorrere per giungere da mia madre
Ella è l’origine di ogni mio male
Ella è la forma che mi ha creato
Ella conosce ogni segreto dell’orco
Ella saprà di certo cosa fare
Come rendere questa vita mia felice
Andrò con tante mosche ronzanti intorno
Con la biscia non ci parlo più
Camminerò verso ella sicuro di me
Camminerò senza trasformarmi
Questo amore mi rende incapace di essere me stesso
L’amore mi rende un verme
Mi rende incapace di essere un orco
Ho bisogno d’amore per vivere ?
Ho bisogno di amare e divorare
L’amore è una pazzia
Una distruzione , una creazione
L’amore è morte e vita
L’orco è un ricordo d’amore
L’orco ama per mangiare
L’orco canta ed ama

Oramai convinto che il tempo passa e non riscatta l’essere in noi stessi che l’orco può essere quello che gli pare una farfalla, un lombrico , una pulce , un pesce guizzante sopra le onde del mare , un capriolo per monti . L’orco stava quasi per arrivare alla grotta di sua madre a sera tardi, di un giorno infausto , quando una decina di pastori vedutolo lo rincorsero con lupare e forconi in mano gridando . Ammazza l’orco . Ammazza l’orco. Spaventato l’orco si trasformò in un dragone ed afferrò la testa e le braccia dei pastori in arme e ne fece una carneficina . La gente del paese, saputo della tragedia corsa tutto sui i monti con fucili e pistole alla ricerca del dragone da uccidere. Fu una caccia senza quartiere , micidiale e sanguinaria. Senza spazi e senza giudizi positivi, senza rimorsi , senza spose e sposi. Ma furono vane le ricerche per scovare il dragone , furono impegnate tutte le forze armate, carri armati ed i fucilieri del re .

Ma l’orco era stufo di combattere , contro quella gente , di aver che fare con loro , contro quella loro morale bigotta che proibisce ad un orco di amare per solo motivo d’essere orco. Cosi si trasformò in un piccolo uccellino e volò stancamente verso la grotta della madre orchessa , che aveva sentito le urla e gli spari per questo aveva acceso un fatuo fuoco per indicare dove lei fosse. L’orco innamorato disgustato e impaurito da tanto odio nei suoi confronti . Tra se mai avrebbe immaginato tanta malvagità nei suoi riguardi fece ammenda di ogni ricordo benevolo e si ripromise che mai più avrebbe avuto a che fare con uomini o donne del genere umano. Rinchiuso il suo amore nel suo cuore di orco, lo sigillò , lo imprigionò per l’eternità . E mai più volle vedere ardere in lui quella fiamma che brucia le passioni e ti conduce a sognare di essere padre. Cosi rimase per il resto dei suoi giorni con sua madre orchessa , assai divertita dell’accaduto che disse:
Cosa t’aspettavi sei orco
Io sono vivo
Tu sei morto per loro
Io sono un cuore
Tu sei un immagine di terrore
Sono un piccolo orco
Non piangere figlio mio l’amore ritornerà
Quando madre
Quando sarai pronto
Devo aspettare , sperare
Sperare e divorare
Se vuoi vivere devi mangiare
Mi nutrirò del mio amore di orco

Ora come non dare ragione all’orco che la crudeltà non è animale , neppure umana , ma regna nell’essere divino che ci dona la vita. Che il sognare e l’ amare sono come il mare ed il cielo , come i boschi e la felicita delle piccole cose che ci circondano e ci rendono umani o orchi. Ora a chi dare ragione dopo tale racconto all’orco che in noi o agli uomini che sono detti l’immagine dell’amore.

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>