una mattina al CPS
Pubblicato da jerry il 7 Maggio 2009
Sono entrata ansiosa e tesa,
ho traversato la sala giochi,
(anche i bimbi van di testa)
a lungo, in sala, ho atteso,
ho cercato di incrociare gli occhi
degli addetti, che volgevano la testa,
mi sono fatta davanti all’ufficio,
mi hanno invitata a sedere,
passata l’ora dell’appuntamento
la sedia cominciava a bruciare,
mi prese forte lo scoramento,
non ero nessuno, non ero niente.
Volevo un aiuto, sentivo il pianto,
dentro, profondo, cercare un varco,
infine sono stata rimproverata:
Avrei dovuto prima farmi avanti!
Perché venivo? Cosa mi aspettavo?
Mi sentivo indifesa, inadeguata,
ma se volevano me ne sarei andata,
mi scusavo, avevano certo da fare.
Casi certo più gravi giravano,
con calze colorate e due cappotti,
occhi bistrati e spupiti
sopra labbra smarginate,
chiedendo sigarette,
voci che avevano chiesto aiuto
forse come me, prima di me.
Una mattina al CPS, fuori la neve.


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11 Maggio 2009 alle 14:16
E’ una bellissima descrizione la tua… sarà che quel pianto dentro che cerca di farsi un varco l’ho provato anch’io…
12 Maggio 2009 alle 09:11
Grazie Giangia, tanto spesso reprimiamo quel pianto liberatorio in cui forse temiamo di affogare, invece bisogna liberare le emozioni, lasciarle espandere fuori di noi per poterle vedere bene, prenderne le misure, riderne anche e lasciarle andare…
12 Maggio 2009 alle 15:45
Scusate, ma ammetto di non sapere cos’e’ un CPS…
15 Maggio 2009 alle 01:05
Centro Psico Sociale, cioè la struttura del territorio preposta alla prevenzione e cura del disagio psichico.
15 Maggio 2009 alle 23:23
Bella la tua poesia.
Ma se fosse vero? Se così fosse, non te la prendere, son cose che capitano; con i tagli di personale anche le migliori organizzazioni ne risentono!!
Mi auguro che in seguito tu abbia trovato una buona accoglienza e che le tue lacrime possano essere uscite liberamente. Ti abbraccio. B.
18 Giugno 2009 alle 10:39
Jerry, ma sei uomo o donna?
In ogni caso veramente toccante!