Racconti fantastici

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L’inganno del Signor X

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Vivo a Eterniti dall’età di dieci anni quando mio padre Alfonso, insegnante, accettò la cattedra di matematica nell’unica scuola del paese. Mia madre Nicoletta era sarta e si arrangiava con piccoli lavoretti che eseguiva a casa. Ero figlio unico e a causa del mio carattere introverso ero molto solo all’epoca. Poi, un giorno, conobbi Chiara una bambina orfana dalla pelle diafana che sposai giovanissimo. I miei genitori morirono alla fine degli anni settanta. I preparativi per il loro funerale furono traumatici perché l’unica agenzia funebre presente in paese era chiusa da molti anni e fui costretto a rivolgermi ai fratelli Martelli di Gaia. Eterniti e Gaia erano due paesi confinanti separati da una vecchia linea ferroviaria ormai in disuso e in guerra tra loro. Si racconta che tra i due sindaci non scorresse buon sangue e i dispetti erano all’ordine del giorno. Il sindaco di Eterniti era accusato di aver stretto un patto con il diavolo perché in paese non invecchiava e non moriva più nessuno. Invece, a Gaia, le morti erano all’ordine del giorno e ormai non facevano più notizia.

A differenza degli abitanti di Eterniti, Io e Chiara invecchiavamo e venimmo ben presto emarginati dalla gente del posto. Gestivamo una piccola bottega e gli affari pian piano incominciarono ad andare male fino a costringerci a chiudere il negozio. Per vivere accettai un modesto lavoro come portiere nell’albergo Hotel G a Gaia. Anche se vivevo a Eterniti, la gente di Gaia mi apprezzava perché ero come loro: invecchiavo giorno dopo giorno e per gli abitanti di Gaia era una garanzia più che soddisfacente.

Presto incominciarono anche i primi problemi in famiglia. Mia moglie vedendo le altre signore del paese, giovani e belle, piangeva sempre più spesso. Io soffrivo per lei. Vederla piangere mi faceva star male. Allora, una mattina decisi che era giunto il momento di fare visita al dr. Rolandi, direttore della banca  e primo cittadino di Eterniti.

 

Ero in attesa, fremevo, e grondavo di sudore. D’avanti a me, un lungo corridoio illuminato da quattro coppie di faretti da incasso con petali in cristallo che terminava con una porta blindata con rifiniture in oro: era la via d’accesso  per lo studio del dr. Rolandi.

Due guardie del corpo, sguardo glaciale e muscoli scolpiti, vigilavano che nessuno varcasse quella soglia senza autorizzazione.

Dopo qualche minuto, mi venne incontro una bellissima signora, dalle forme perfette, che mi invitò a entrare: “Prego mi segua Signor Rossi, il dottore l’aspetta.” Entrai.

La stanza era enorme e il dottore era in un angolo seduto alla sua scrivania.

Sembrava un uomo piccolo ma man mano che avanzavo la sua figura diveniva sempre più imponente.

Il dr. Guido Rolandi era un uomo perfettamente in ordine, indossava un abito elegante e rilassato sulla sua sedia in pelle stringeva fra le sue labbra carnose un grosso sigaro cubano. Nessuno sapeva chi fosse. Nessuno conosceva le sue origini e la sua data di nascita. Alcuni sostenevano che avesse più di cento anni o che fosse il diavolo in persona sceso sulla Terra. Voci di paese. Per me, era solo un poco di buono che pensava solo ad arricchirsi.

Con un cenno della mano mi invitò ad accommodarmi. Scostai la sedia e mi sedetti con fare impacciato.

Mi asciugai la fronte con un fazzoletto di lino regalatomi da mia moglie. Deglutii per prendere fiato ed esposi il mio caso: “Mi chiamo Giacomo Rossi, oggi ho compiuto settantadue anni. In paese, negli ultimi venticinque anni, ho assistito solo a due funerali. Quelli dei miei genitori. A parte io, mia moglie e i miei, nessuno è invecchiato o morto a Eterniti da quando vivo qui.”

Mi fissò per un attimo e disse: “Si, e allora? Venga al dunque, mi aspetta una lunga giornata lavorativa.”

“Sono vecchio, pieno di acciacchi, e non mi resta molto da vivere. Con i miei risparmi vorrei comprare l’immortalità per me e mia moglie”, gli dissi tutto di un fiato.

Il dottore, aprì il cassetto alla sua sinistra, e tirò fuori un foglio di carta, che mi porse, dicendomi: “I prezzi sono questi: l’immortalità costa diecimila euro e parte dal giorno in cui viene sottoscritto il contratto. La sua richiesta, firmata e accompagnata da un acconto pari al trenta per cento, deve essere presentata il giorno dopo al mio ufficio e vagliata per essere accettata o respinta dal Consiglio Superiore della mia banca. Quest’ultimo, si riunirà due giorni dopo la presentazione della sua richiesta. In ogni caso, l’acconto non verrà restituito. Vale il detto il tempo è denaro. A richiesta accettata, verrà nel mio studio per completare le pratiche e saldare il conto. Poi, tengo a precisare che non sono responsabile di quello che potrebbe accadervi dalla presentazione della sua richiesta alla sottoscrizione del contratto. Però le do la possibilità di prevenire eventuali rischi di morte prematura sua o di sua moglie sottoscrivendo una polizza assicurativa integrativa salva vita. Cosa voglio dire, per esempio, in caso di morte per incidente d’auto o infarto o altro, non morirà perché tale polizza coprirà il rischio. Riepilogando, l’immortalità costa diecimila euro, la polizza costa mille euro, e poi se vuole ringiovanire il costo è di cinquecento euro per ogni anno recuperato. Considerando che le donne sono vanitose, penso che sua moglie vorrà ringiovanire per sentirsi di nuovo bella. Dipende da cosa desidera o dal suo portafoglio.” Fu esauriente.

“Accidenti! Così tanto? Adesso capisco i miei perché hanno preferito morire!”, risposi sdegnato.

“Le stò offrendo la possibilità di migliorare il suo status! Le sto vendendo l’immortalità non noccioline. E come tutte le cose belle ha un prezzo molto alto.” Disse aggrottando la fronte.

“Stiamo parlando di tanti soldi e io non li ho! Lei è un ladro!”, replicai corrucciato.

“Pensi quello che vuole di me. Nel commercio non ci sono vincitori o vinti. Solo compromessi. Anzi, oggi sono di buon umore! In tempi di crisi, ho una promozione speciale per lei: può scegliere di pagarmi un pò alla volta. Non ho fretta, di tempo ne ho abbastanza! Ci pensi e mi faccia sapere, la mia porta è sempre aperta!”, rise beffardo.

 

Me ne andai adirato. Quando tornai a casa piansi. Mia moglie vedendomi in quello stato, mi prese per mano e mi abbracciò. Mi sussurrò all’orecchio dicendomi di non preoccuparmi e mi disse di seguirla. Andammo in camera da letto, aprì l’armadio e poi lo scrigno dove custodiva le sue pietre preziose. Mi mostrò l’anello di sua madre. E mi disse: “Ecco, prendilo e paga il pegno. Vedrai ti avanzerà qualcosa.” Il mio sguardo incrociò il suo e vedendomi esitare disse: “Coraggio amore, prendilo.”

Presi l’anello e la strinsi in un forte abbraccio. Mia moglie mi aveva salvato e non era la prima volte che accadeva. In passato, mi era sempre stata vicina e non mi aveva mai fatto sentire solo. Ho sempre pensato di essere un uomo fortunato.

 

La mattina dopo, con l’anello in tasca, mi recai, fiducioso, presso lo studio del dr. Rolandi. Quest’ultimo vedendomi mi accolse a braccia aperte: “Buongiorno, Giacomo, oggi è una bellissima giornata, non crede?”

“Certamente dottore!”, risposi sorridente.

Poi presi dalla tasca della mia giacca l’anello di mia moglie e glielo mostrai: “Ecco, lo prenda in pegno. Credo che valga più della somma che le spetti.”

Il banchiere prese l’anello, lo guardò per un attimo, e capii dal suo sguardo che doveva valere molto più di quanto si meritasse. Anche se il dr. Rolandi era una persona spregievole, ho sempre pensato che era la cosa giusta da fare anche se mi dispiaceva perdere l’anello perché era l’unico ricordo che Chiara aveva di sua madre e sapevo quanto ci tenesse. Però saremmo rimasti sempre giovani e questo bastava per soffocare in me il rimorso che provavo per quel gesto.

“Vedo che non si è perso d’animo. Le faccio i complimenti, Giacomo. Ecco le carte.” Mi allungò il contratto preliminare integrato dell’assicurazione.

“Allora, domani mattina passo e lo consegno alla sua segretaria.” Mi sentivo come un vulcano pronto per esplodere.

“Mi raccomando, legga attentamente e firmi tutti i fogli. In caso di negligenza la responsabilità sarà solo sua. Adesso se ne vada, ho perso già troppo tempo con lei.” Sbuffò.

Ero l’uomo più felice del mondo. Feci un giro in paese e solo verso sera rientrai a casa.

 

Nel soggiorno di casa, distesa sul divano, c’era mia moglie che dormiva come una bambina.

Chiara aveva settant’anni, lunghi capelli bianchi che le scendevano su per le spalle. Il viso scarno, era segnato dal tempo, e i suoi occhi tersi rispecchiavano la sua anima. Sempre attenta alla sua linea, era magra come un grissino. La pelle era tesa, segnata da vene grosse come solchi. Tuttavia, la vecchiaia non aveva intaccato il suo fascino. L’abbracciai e la baciai.

“Ho il contratto preliminare con me. Mi raccomando, firma tutte le pagine. Tra qualche giorno torneremo ragazzi. Torneremo a vivere. Troverò un nuovo lavoro e tu potrai vantarti di essere la più bella. Saremo di nuovo felici.” Piangevamo come due bambini.

Leggemmo e rileggemmo più volte le pagine che componevano il preliminare senza tralasciare nulla. Dopodiché, ormai sfiniti, e con gli occhi arrossati, ci addormentammo esausti sul divano. Ci  svegliammo a notte fonda per il freddo nella stanza.

“Ieri sera ci siamo dimenticati di chiudera la finestra, amore.”

“Eravamo così presi che non ci abbiamo pensato. Tu vai a dormire non ti preoccupare.” Le dissi ancora assonnato.

Mia moglie stringeva in mano il preliminare mentre i miei fogli erano sparsi ovunque per la stanza. Sentii una fitta al cuore come se qualcuno mi avesse pugnalato alle spalle. Raccolsi i fogli e controllai che fosse tutto a posto. La numerazione era corretta e me ne tornai a dormire.

 

La mattina seguente, dopo colazione, mi vestii rapidamente e corsi allo studio del dottore. Consegnai il plico alla segretaria e me ne andai con la ricevuta di presa consegna su cui era scritto: Si prega di non contattare la segreteria. Il responso verrà inviato a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno all’indirizzo indicato nel preliminare.

 

Andai al bar del corso e incominciai a bere. A sera mi accompagnarono a casa ubriaco fradicio.

Mia moglie si prese cura della mia sbornia. La mattina mi sveglia con una forte emicrania e lo stomaco a pezzi. Non ero più abituato a bere una bottiglia intera di whisky.

I due giorni successivi sembravano eterni. Fremevamo per la risposta che arrivò verso mezzogiorno.

Il campanello suonò. “Una raccomandata per voi, prego una firma qui, grazie.” Disse il postino con fare serioso. Firmai. Aprii la busta. C’erano due fogli sui quali c’era scritto:

La sua richiesta è stata accolta. Si prega di presentarsi in studio entro le ore dieci del giorno successivo alla presente.

“Dobbiamo festeggiare, cara. Prendi la bottiglia di champagne.”

“Si, festeggiamo, amore mio.”

Aprimmo lo champagne e brindammo.

“Alla nuova vita insieme. A te, cara.”

“Alla nostra, amore mio.”

Era una giornata radiosa. Il cielo era terso. Gli uccellini volteggiavano disegnando figure in volo. Il profumo delle rose appena sbocciate nel mio giardino riempiva di odori meravigliosi la mia casa. Erano anni che non mi sentivo così bene. Ero in pace con me stesso. Il passato era ormai alle spalle. Una nuova vita ci attendeva.

 

Il giorno successivo mi svegliai di prima mattina per non fare tardi in banca. La giornata era fredda. Nuvoloso e grigio, il cielo era in contrasto con il mio stato d’animo, brioso e leggero.

Mia moglie ed io ci preparammo per andare dal dr. Rolandi come da istruzioni ricevute.

Il paese era a valle del monte Olimpo dove noi abitavamo. La via che portava in paese era abbastanza tortuosa e disconnessa. Inoltre, delle enormi reti erano posizionate lungo i fianchi della montagna per prevenire il rischio di cadute durante le piogge torrenziali.

Presi la mia auto, una cinquecento malandata e fuori produzione, e partimmo.

Lungo la strada, qualche fulmine e il rombo dei tuoni preannunciavano l’imminente nubifragio. Procedevamo lentamente.

“Ho paura, Giacomo.” Mi disse mia moglie.

“Non temere non ti succederà niente finché staremo insieme. Te lo prometto. Chiudi gli occhi e pensa a domani quando sarai giovane e radiosa come una rosa. Vedrai che la paura ti passerà, amore mio.” Le risposi sorridente.

“Mi sorprendi sempre, caro. Ti amo.”

Furono le ultime parole che sentii pronuciare da mia moglie prima del botto.

 

“Non vedo nulla fuori. Prendi la torcia, Chiara. É nel cruscotto.”

Chiara non rispondeva, non era accanto a me. C’era solo silenzio intorno. Guardai fuori dall’abitacolo, e mi accorsi dell’irreparabile. La mia vecchia cinquecento era uscita fuori di strada a causa dell’urto con un masso caduto dalla parete rocciosa indebolita dalla pioggia e ci aveva investiti in pieno. La mia auto era caduta in un burrone e piegata su un lato con il cofano completamente distrutto. I vetri erano in frantumi e mia moglie era sparita nel nulla. Gridavo per chiedere aiuto ma era inutile. Nessuno poteva sentirmi. Nessuno poteva raggiungermi. Non riuscivo a muovermi. Avevo freddo. La temperatura era scesa durante la notte. Ero ferito all’addome. Il mio sangue aveva sporcato la tappezzeria. La fine era prossima e dentro di me pensavo a Chiara, speriamo non sia morta.

Poi, un barlume di speranza, e mi ricordai dell’assicurazione salva vita e mi rassicurai. Non sarei morto quella notte e avrei rivisto mia moglie.

Continuavo a perdere sangue. I miei respiri divenivano sempre più affannosi. Gli occhi mi pesavano come macigni. L’oscurità mi avvolse come un mantello.

 

Mi risvegliai in una stanza sconfinata e fredda. Accanto al mio corpo c’erano altre persone distese su di un letto di metallo e coperte da lenzuola bianche. Ben presto mi accorsi che quelle persone erano morte. Anch’io lo ero.

Maledetto dr. Rolandi!, imprecai contro di lui maledicendolo. Poi un vortice d’aria improvviso comparve di fronte a me e dal quale fuoriuscirono due tizi bizzarri che litigavano tra loro.

“Mi dispiace Pietro. La sua anima è mia. Ho un regolare contratto firmato dal signore qui presente che può confermalo. Ha rinunciato alla sua anima, verrà con me all’Inferno.” Disse il tizio scontroso con le corna e la pelle rossa.

L’altro, barba bianca e capello lungo, infischiandosene, mi afferrò con forza trascinandomi dentro un raggio di luce bianca accecante, disse al tizio con le corna: “Giacomo verrà con me perchè il suo cuore non è corrotto. Ha firmato il preliminare solo per amore della moglie.”

 

Alcuni giorni dopo l’incidente mi ritrovai in Paradiso.

Pietro mi aveva mostrato le meraviglie di questo posto. Mai una nuvola di troppo, il cielo era sempre terso. La temperatura estiva era mitigata da una leggera brezza che soffiava accarezzandoti il viso. Vivevo in un bungalow vicino al mare. Passavo le giornate sulla spiaggia incompagnia degli amici e di belle donne. Era sempre festa. Ero giovane, bello e felice. Avevo quello che desideravo.

Vedendomi in disparte, un giorno, Pietro si avvicinò e mi disse: “Ti manca Chiara, vero?”

“Sì, Pietro. Mi manca moltissimo. Vorrei che fosse qui accanto a me.”

“Seguimi, Giacomo. Ho una sorpresa per te.”

Pietro mi condusse al Grande Cancello, la porta di accesso al Paradiso. Lì, c’era una ragazza ad aspettarmi. Era piccola di statura e magra come un grissino. Aveva lunghi capelli biondi e due occhi color turchese.

“Non mi riconosci, Giacomo?”, disse la ragazza dalla pelle diafana.

“Chiara? Sei tu, amore mio?”, risposi guardingo.

“Sì, tesoro. Sono proprio io. Finalmente insieme.” Mi abbracciò.

“Vieni, cara. Ti mostro la nostra nuova casa. Un bungalow con vista sul mare. E poi, ti presento i miei amici. Sai, sono tutti simpatici e gentili! É festa tutto il giorno e la sera organizziamo delle feste pazzesche. É un’oasi incontaminata.”

“Non vedo l’ora, Giacomo.”

 

Due figure imponenti con due occhi grandi e turchesi, lunghi capelli d’oro, indossavano una veste candida, mi avvolsero sotto il loro mantello stellato e mi condussero da Pietro. Il custode del Paradiso era sdraiato sul lettino all’ombra di una palma e beveva il suo cocktail alla frutta tropicale.

“Sdraiati, Giacomo. Ti devo mostrare una cosa.”

Mi sdraiai e mentre bevevamo il nostro succo tropicale, Pietro mi porse una grande cuffia senza fili.

“Ascolta attentamente, amico mio.” Disse il custode raggiante.

Indossai la cuffia e ascoltai un conversazione tra il dr. Rolandi e un certo Signor X, probabilmente il suo interlocutore con il diavolo.

“Signor X, ecco i suoi contratti. Ormai, Eterniti è completamente in mano vostra. Le anime dei suoi abitanti alimenteranno le fiamme dell’Inferno per molti anni ancora.”

“Allora, vorrà dire che dovrò congratularmi con lei. Non mi sbagliavo sul suo conto dr. Rolandi, è un uomo di parola, non come quell’idiota di Raimondi di Cala Pila. Molti paesi sono sotto il nostro controllo. L’Inferno è sempre più affollato. É scattato lo stato di emergenza. Le sentinelle sono state allertate nel caso qualcuno facesse il furbo eludendo i controlli e scappasse dall’altra parte. In Paradiso non aspettano altro, considerando la crisi globale che li ha colpiti.”

“Più che congratularsi… vorrei che si ricordasse della mia richiesta… Sa gli anni passano velocemente e non vorrei…”, disse il dr. Rolandi accennando un breve sorriso.

“Ho capito, vedrò cosa posso fare per sua moglie e i suoi figli.” Disse il Signor X.

 

Terminata la conversazione, togliemmo le cuffie.

“Pietro, questo è spionaggio!”, esclamai sbigottito.

“Sì, Giacomo, sono a capo dei servizi segreti. Sai la nostra azienda è un po’ in crisi e dobbiamo pur difenderci”, disse per giustificarsi, “ognuno di noi ha una sua energia interna che è la fonte di vita di questo posto. Coi tempi che corrono, siamo rimasti in pochi e le cose non miglioreranno l’anno prossimo. La luce del Paradiso rischia seriamente di spegnersi. Comunque non ci arrendiamo. Ti ho fatto venire qui per spiegarti come stanno in realtà le cose. Ti sarai chiesto perchè sei morto nonostante avessi sottoscritto la polizza salva vita, ebbene sì, sono io il colpevole della tua scomparsa…”

“Cosa vorresti dire, Pietro?”

“Ti ricordi quella sera a casa tua… le folate di vento… sono stato io a lasciare la finestra aperta. Una mia dimenticanza. Volevo le vostre polizze assicurative ma sono riuscito a recuperare solo la tua. Quando hai consegnato il plico mancava la tua polizza. Ecco il motivo della tua morte. Volevo proteggerti da quell’essere viscido, qual’è il Signor X.” Disse giustificandosi.

Non potevo dargli torto, ero finito in un posto meraviglioso e allo stesso tempo stravagante.

“Poi, devi sapere, la polizza salva vita è una truffa. É valida solo una volta dopodiché le persone muoiono. É il motivo per cui Chiara è adesso con te. É deceduta la prima volta durante l’incidente stradale che vi ha coinvolti. É resuscitata per poi morire di crepacuore quando ha saputo di te. Non aveva ancora firmato il contratto definitivo e sono riuscito a portala qui perché è una creatura meravigliosa che non meritava di marcire tra le fiamme dell’Inferno per l’eternità.”

“L’uomo con le corna diceva che la mia anima era sua. É vero, Pietro?”

“Sì, é vero. C’è una postilla quasi impercettibile nel preliminare secondo cui, in caso di morte, l’anima è di proprietà del Signor X, che crediamo sia il braccio destro del Diavolo. L’immortalità ha il suo prezzo.”

“Ma… ho pagato con l’anello di  Chiara…”

“Il Diavolo non sa che farsene dei soldi. Il Signor X è un cacciatore di anime che ha stretto un patto con il dr. Rolandi che si occupa della fase operativa. Coloro che finiscono all’Inferno sono destinati ad alimentare la fornace ardente, una grande macchina tritura anime. Moriranno per sempre. Un tempo il dr. Rolandi era una brava persona, poi dopo la morte della moglie e dei due figli in un incidente stradale, ha perso la ragione, maledicendo Dio. Una sera ha incontrato il Signor X che gli ha prospettato, in cambio della sua anima, la possibilità di riportarli in vita. C’ero anch’io quella sera ma non  feci nulla per lui.” Disse con un po’ di rammarico.

“Perchè?” risposi incredulo.

“Ha fatto la sua scelta. Per quanto riguarda l’immortalità… solo chiacchiere… la verità è un’altra. Le anime di queste persone finiscono comunque all’Inferno. L’immortalità non dura per sempre. Quando il tempo di vita previsto volge al termine, l’immortalità svanisce così come la giovinezza. La morte insorge poco dopo ed è violenta.” Disse contrariato.

“Da tutta questa storia ho capito che il confine tra bene e male è molto sottile. E le scelte che facciamo non sempre sono quelle giuste. Quando ero in vita desideravo solo essere felice. L’immortalità, in quel momento, era ciò che mi avrebbe reso felice. Tu, Pietro sei un agente segreto, in fin dei conti valuti e fai scelte anche tu. Siamo uguali, vogliamo la stessa cosa. Nel nostro piccolo vogliamo solo un momento di felicità. Quello che non capisco è perché mi racconti queste cose… sembra che tu voglia giustificarti.”

“Un giorno capirai. Adesso goditi la tua isola felice.”

“Un’ultima cosa, Pietro. Perchè tu non sei giovane come noi?”

“In questo posto, io sono ciò che i tuoi occhi vogliono vedere…”, sorrise e scomparve nel nulla sotto il mio sguardo.

Poi, guardando l’orizzonte, sospirando, pensai questa si che è vita!

Autore: jolly76

Sono nato a Bari. Amo leggere libri di ogni genere. Amo scrivere... Accetto le critiche...

2 Commenti

  1. interessante racconto, ben articolato e soprattutto molto, molto originale… Bel lavoro

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