Racconti fantastici

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Virus

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Aprii il cancello e attraversai un viale acciottolato che conduceva al portone. Con un groppo in gola, contavo i piani che mi separavano dalla soglia di casa.
Misi la chiave nella toppa, ebbi un fremito d’orrore. Quindi, entrai, senza fermarmi, raggiunsi subito lo studio, freddo e in penombra. Rimasi, lì, immobile per un istante, anche se sembrava un’eternità, guardavo la foto sulla scrivania: c’erano i miei genitori sorridenti, mia sorella con le sue treccine, mio fratello con lo sguardo criptico e io. Non ricordo chi la scattò ma eravamo felici allora.
Ai piedi della scrivania, notai uno stralcio di giornale:

“Uccisi durante una rapina in casa.”

Accanto c’era un’enorme macchia scura che mi turbò. Poi, i pochi raggi di sole che filtravano mi lasciarono al buio con i miei ricordi.
Cercai l’interruttore ma qualcuno nascosto nell’ombra mi anticipò.
“Tu?”, dissi scrollandomi di dosso la paura.
“E chi se no, Julian?”, rispose Artur sulla soglia dello studio.
“È qui che è successo?”, chiesi amareggiato.
“Si, erano lì”. Indicò l’angolo più buio.
Fissai l’angolo, assorto.
“Dov’è Sara?”, chiese Artur rompendo il silenzio.
“Non è ancora arrivata…”, sospirai, “hai il diario di papà?”
Me lo porse. Sfogliavo le pagine, impaziente. “È criptato. Ogni pagina contiene sequenze casuali di cinque numeri disposte in fila. Mmm… papà disse qualcosa prima di morire?”
“L’ho trovato che agonizzava…”.
“Ieri, ho ricevuto questo foglio per posta, l’ho decifrato, e vi ho chiamato”:

22/5/2012 14:05
I miei pensieri li trovi lì dentro
È lì la soluzione

“Che significa?”
“La loro morte è un mistero”.
Mi guardò stranito come se avessi perso la ragione: “La tua è follia”.
“Ti sbagli, risposi adirato”.

Sfogliando il diario al giorno indicato, fila 14, sequenza 5, trovai i numeri 02320. A cosa servono?, pensai a voce alta.
“Aprono una porta blindata nascosta dietro la libreria che conduce in un laboratorio segreto: lì, ho visto per la prima volta, delle tecnologie avanzate”. Disse Sara apparsa all’improvviso dietro di noi.
La guardammo stupiti: “Come lo sai?”
“Quella notte pioveva e non riuscivo a dormire per il frastuono dei fulmini. Sentii dei passi nel corridoio e decisi di dare un’occhiata. Nello studio, la luce era accesa, vidi papà digitare su una tastiera un codice che apriva la porta ed entrarvi. Lo seguii…”.

Mettemmo a soqquadro lo studio.
“Qui c’è qualcosa”, tuonò Artur raggiante.
Dietro l’Antico Testamento si nascondeva un’incisione con il simbolo infinito simile a quella del medaglione che portavo al collo, un ricordo di papà. Provai a inserirlo e la libreria si spostò lungo la parete. La porta era di fronte a noi, digitai il codice sulla tastiera ed essa si aprì. Entrai per primo nel laboratorio, sul bancone da lavoro c’era una piccola cella frigorifero al cui interno trovammo delle provette contenenti un virus sconosciuto.
“Dammele, Julian!”, intimò Sara, entrata per ultima, impugnando una pistola.
Allora capii: “Li hai uccisi tu?”
“Non proprio. Papà isolò, da un frammento di meteorite caduto sulla Terra e rinvenuto in Siberia, del materiale biologico conservatosi perfettamente e infettato da un virus letale per l’umanità. Il virus si diffonde per via aerea e per contatto. L’infetto muore in poco tempo. La “OMEGA Genentech” offriva molto denaro per impossessarsi del virus e manipolarlo… ma papà fu irremovibile. Ho mentito. Quella notte ero con lui nello studio per convincerlo a lavorare con noi, poi due sicari assoldati dall’OMEGA hanno ucciso i nostri genitori inscenando una rapina. Inutile… papà aveva nascosto il virus… Ti ho inviato la busta che non riuscì a spedirti allora. Sapevo che avresti trovato il codice”.

Anticipandomi, Artur le afferrò la pistola ma partì un colpo accidentale che lo uccise. Poi, Sara, piangendo, disse: “Quando apri il cuore all’oscurità, non ti lascia più. Addio”.
Prima che sparasse anche me, le saltai addosso e nella colluttazione rompemmo le provette contenenti il virus. Poi, la spinsi contro la parete. Dopo aver chiuso la porta, raggiunsi le scale. Il respiro divenne affannoso. Un vecchio, che passava di lì, mi soccorse: “Non toccarmi!”, dissi prima che l’oscurità mi avvolgesse.

Autore: jolly76

Sono nato a Bari. Amo leggere libri di ogni genere. Amo scrivere... Accetto le critiche...

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