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Il buco

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Quarto d’Altino, è il sei giugno, forse, non ricordo.

È una giornata grigia e fredda, piove, il fiume Sile scorre inquieto, la vegetazione limitrofa oscilla, mossa dal vento… io mi ritrovo seduto sulla terra umida, con le gambe incrociate, e osservo un piccolo buco nel terreno, in prossimità della riva, mentre ogni pensiero è rivolto a Sofia.
Quel buco che fisso, senza mai distogliere lo sguardo da lì, come se ci legasse qualcosa, forse è solo una reminiscenza, mi angoscia l’anima.
Accanto a me, sull’erba, c’è il suo diario, le sue memorie impresse nella carta, raccontano di lei, della sua esistenza. Lo afferro con forza, leggo ogni suo trascritto mentre il vento mi scompiglia i capelli e una lacrima mi riga il volto.
Il fiume trabocca, il vento mi percuote, la tempesta imperversa: sembra che Dio voglia mettere a soqquadro la mia anima.

Respiro, rifletto. Sbuffo. Ma un rumore improvviso mi turba: scatto in piedi, frastornato. Mi guardo intorno inebetito in cerca di una risposta. È un attimo, il fiume oltrepassa gli argini, sprofondo nel fango. La roccia alle mie spalle frana portandosi dietro tutto quello che incontra. Scrollo le spalle, disorientato. La paura mi scuote dal torpore in cui sono precipitato mentre la mia anima è in collera con Dio.
In quel momento, il rumore di un campanellino risuona nell’aria mentre continuo a piangere. Ecco, smetto di pensare a Sofia, la mia bambina, e mi avvicino al buco. Mi piego, accosto l’orecchio proprio lì e ascolto in silenzio: la campanellina a smesso di suonare, percepisco solo il mio respiro affannoso ma… all’improvviso avverto, sbigottito, una voce provenire da lì sotto che mi chiama per nome e piange: “Primo”. È un suono familiare, ma non è possibile, mi sembra di impazzire! Poi infilo, d’istinto, la mano nel buco e qualcosa afferra, con forza, il mio braccio: urlo a squarciagola per il dolore e sobbalzo all’indietro lontano da quel maledetto buco. Mi tocco il braccio, sospiro, per un attimo ho creduto di perderlo, anche se qualcosa di appuntito e tagliente mi ha lacerato la carne. Sgrano gli occhi, spaventato. Qualcosa si nasconde lì sotto e mi ha ferito: c’è sangue ovunque.
Alla sua vista, il terreno oscilla, barcollo, e avverto un senso di nausea. Qualcosa di marcio pulsa nelle mie vene, lo sento, mentre una fitta al petto mi toglie il respiro.

Quando riapro gli occhi, è quasi buio. Mi alzo e raggiungo la riva del fiume ormai quieto: percepisco qualcosa, forte è il suo richiamo.
Il vento soffia, leggero, sulla vegetazione mentre un gatto nero salta su un vecchio muretto, ma prima di cadere giù, si volta e incrocia il mio sguardo: arriccia il pelo e mostra le unghie, poi scompare nell’oscurità calante. Rabbrividisco.

Decido, in quel momento, di aprire quel buco. Per tutta la notte, scavo con le mie mani, fin quando il buco è così grande da poterci passare.
Una volta al di là del buco, mi ritrovo catapultato in una fossa profonda e larga, umida e putrida. L’odore nauseabondo mette a dura prova il mio stomaco.
Mi guardo intorno, scorgo un coltello e resti di ossa per terra. Ossa umane sepolte sotto quel buco, vomito. Le mie gambe vacillano mentre una domanda mi mette i brividi: quale verità è sepolta qui sotto?
Attendo di svegliarmi, forse è un incubo: “Dove mi trovo?” urlo a squarciagola contro l’irrazionale ma non succede nulla. “Chi sono?” mi domando ma un dubbio si insinua nella mia testa.
Ancora scosso, faccio un passo indietro, il buco è sopra di me: mi manca il respiro e decido di uscire. Cerco un appigglio a cui aggrapparmi ma non lo trovo.
La terra sotto i miei piedi incomincia a tremare. Rumori di passi sembrano avvicinarsi al mio cospetto mentre qualcuno, forse è suggestione, continua a piangere: “Papà, mi manchi!”. Il buco sopra di me cede, la terra pian piano mi avvolge: sono sepolto qui.
Disperato, guardo quelle ossa. Prendo coraggio, mi avvicino, quasi strisciando, adesso ricordo: è la mia tomba, sono io che vivo, condannato, dentro questo maledetto buco.

Autore: jolly76

Sono nato a Bari. Amo leggere libri di ogni genere. Amo scrivere... Accetto le critiche...

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