lindas, in punta di penna

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Risveglio

Pubblicato da lindas il 11 febbraio 2011

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Attesa.
È incredibile quante cose che ti vengono in mente, se ti dico “attesa”, non è vero?
L’attesa dolce, di una mamma che porta in grembo il proprio figlio, e lo attende da molto prima che iniziassero quei nove mesi…
L’attesa euforica, per quell’amico che dopo tante settimane fra pochi minuti suonerà alla tua porta, ti ha chiamato per avvisarti…
L’attesa speranzosa, di chi da giorni osserva il postino e sente che, prima o poi, quella lettera arriverà… la stessa attesa, con forse un po’ meno poesia, di chi la notte si sveglia e accende il cellulare, per qualche minuto soltanto, caso mai che quel messaggio, quello squillo, arrivasse proprio allora…
L’attesa che ha lo sguardo rivolto verso alto, di chi ha visto passare il sole, la pioggia, e foglia dopo foglia, fiore dopo fiore, sa che presto coglierà la prima mela dalla pianta curata con amore… con tanto amore….
L’attesa che non conosce più ieri, oggi, o domani, perché è un continuo nel tempo…
Invece, a dire “sala d’attesa”… allora tutto cambia.
Sala d’attesa è l’odore ottuso di sporco, il suono di chi sbuffa, il colore di muri ingrigiti, il freddo della pioggia, quella dentro, che sa essere più fredda e penetrante di quella fuori, in una stazione. È il tonfo sordo di una partenza, mai di un arrivo. Se stessi attendendo qualcuno che arriva, non staresti lì: saresti fuori, lungo il binario, a scandire il tempo con i tuoi passi ansiosi, dapprima lenti, poi sempre più veloci, come se il fatto inconsapevole di accelerare potesse far correre più rapido il treno che lascerà davanti a te quello che consideri un prezioso carico.
Sala d’attesa è l’odore acre di disinfettante, il gemito sospirato di chi non sa, il colore di muri bianchi e asettici, il gelo di una parola che fa paura, in un ospedale. È un’attesa che ti allontana da tutto, da te.
Ma ci sono attese che ti avvolgono come un abbraccio, come la pioggia di Galway che ti sfiora e non ti bagna, e danno senso al tempo. Quel tempo che, per quanto attendendo sembri sempre più lungo del dovuto e del reale anche, ti diventa irrinunciabile. È il tempo dei bambini che aspettano il Natale. È il tempo di chi attende la neve con il naso schiacciato sulla finestra (e tanto, certo la neve arriverà, ma di notte, quando dormono…). È il tempo di chi aspetta l’ultimo giorno di scuola e, uscendo dall’aula, si sente felice ma sa che nulla sarà più come prima… e allora aspetta di sapere come sarà, con l’entusiasmo delle cose nuove.
Quanto a me, sono qui, seduta sul bordo del tuo letto. Aspetto l’alba a colorare un altro giorno.
Aspetto il tuo sorriso a colorare l’alba, e quel “buongiorno” masticato ad occhi chiusi, con lo stupore consapevole che io sia ancora qui davvero.
Sì… anche tu mi hai atteso, per tutto questo tempo, come se fossi un dono… donandomi la tua attesa.

Copyright ©2011 Linda Spandri

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