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La premonizione

Pubblicato da poetto il 4 aprile 2009

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E’ un sogno ricorrente, quello che faccio da diversi mesi.
Anche questa notte la stessa scena.
Sogno di essere in un grattacielo molto grande, sono in un ufficio, consulto delle carte che sono sopra la mia scrivania.
Nel sogno sono bello grassottello, non è il mio fisico quello che vedo, però, si sa, i sogni sono strani, fatto sta che, nel sogno, quello sono io.
Ho parlato di questo a mia moglie, Chiara, ci siamo chiesti cosa potesse significare, chissà?!
Un collega mi ha raccontato il suo sogno ricorrente, lui sogna di essere in una nave che attraversa un mare gelato, ci scambiamo le nostre impressioni, ci domandiamo cosa possano significare ma non riusciamo a venirne a capo.
3 agosto 2001, questa notte il sogno ricorrente si è presentato un’altra volta, Chiara mi ha detto che ho gridato durante la notte, cose senza senso, sembrava che qualcosa mi avesse spaventato.
Ho contato le volte che ho fatto questo sogno, ebbene, con questa, sono cinque. Le altre volte sognavo questo ufficio, le persone che ci lavorano, l’arredamento e altri piccoli particolari, nulla di drammatico, di spaventoso, solo quest’ultima volta siamo passati al drammatico, al sogno-incubo, la cosa mi da un po’ di preoccupazione, mi chiedo cosa possa aver fatto “svoltare” la trama del sogno, penso a qualcosa di inconscio, un messaggio che, però, non riesco a interpretare.
Nella mia memoria ci sono brandelli di immagini, non tutto il sogno viene a galla, solo parti di esso.
Nel sogno sono sempre il solito grassottello, vestito con un bell’abito, ho in mano una cartellina, un rumore attira la mia attenzione verso la finestra, un enorme aereo sembra puntare proprio su di me, lo guardo immobile, lui diventa sempre più grande, è questione di attimi, grido con tutto il fiato che ho, poi il buio.
Chiara mi ha proposto di andare da uno psicologo, secondo lei questi sogni sono un messaggio di disagio per qualcosa, discutiamo per un po’ sulla faccenda alla fine ci accordiamo sul fatto che se il sogno si dovesse ripresentare con la stessa intensità dell’ultima volta, allora prenderò un appuntamento.
Carlo, un collega mi racconta del suo ultimo viaggio, è stato a New York, è salito anche sulle torri gemelle, mi fa vedere le foto, mi parla per un po’ del viaggio, praticamente tutta la pausa è un continuo sul suo viaggio.
Non sono mai stato in America, a dire il vero non sono mai stato all’estero, mi piacerebbe andare a vedere New York, il racconto di Carlo ha ulteriormente accresciuto la mia curiosità, per ora, causa “buchi” in bilancio, pochi soldi, il viaggio in America rimane un miraggio, un lontano miraggio.
10 settembre 2001, mi sveglio si soprassalto, spavento Chiara che, vista la mia reazione, grida anche lei.
Sono le 6 e 40, ci guardiamo in faccia, lei, con voce ancora avvolta dal sonno, mi domanda perché ho urlato, le spiego che il sogno si è ripresentato, questa volta lo ricordo tutto, è come se si trattasse di un film di pochi minuti, è come se avessi realmente vissuto quell’esperienza.
Chiara vuole sapere cosa ho sognato, poi mi ricorda l’accordo, la guardo, ha ragione, devo prendere quell’appuntamento.
Il sogno continua la trama dell’ultimo, sono sempre il solito personaggio, mi ritrovo al buio, sento grida, fumo, tanto fumo che oscura la luce, un fortissimo odore di cherosene, respiro a fatica, a tentoni cerco di uscire dalla stanza, apro la porta ma una fiammata si spinge all’indietro, improvvisamente tutto si illumina in modo decisamente sinistro, il fuoco continua la sua corsa, grido, cerco aiuto.
La stanza è illuminata dalle fiamme che rivelano le figure immobili dei miei due colleghi, mi fa male una gamba, metto la mano sulla gamba destra c’è sangue, anche la testa incomincia a farmi male.
Il fuoco mi ha circondato, sembra seguirmi, mi rendo conto di perdere sangue, la mia vista incomincia ad annebbiarsi.
Ore 10, sono in ufficio, ho preso il numero di telefono di una psicologa che abita vicino a casa, provo a chiamarla per fissare un appuntamento, lei gentilissima, me lo fissa per mercoledì pomeriggio, alle 18.
La psicologa mi domanda il perché mi sono “spinto” a prendere un appuntamento, le racconto del sogno che è diventato un incubo, le spiego che, a mio avviso, questo è un segnale di disagio che il mio inconscio mi manifesta in quel modo, naturalmente, non essendo psicologo la mia è una conclusione da profano, una impressione più che una diagnosi psicologica, non essendo in grado di comprendere il perché di quei sogni mi sono rivolto a chi ha sicuramente titoli per farlo.
11 settembre 2001, un collega ci dice di accendere la televisione, è successo qualcosa di grave, l’ha chiamato la moglie dicendo che i terroristi hanno attaccato l’America.
Il direttore, convinto dal collega, accende il televisore che si trova nella sala d’attesa dei clienti, quello che appare è sconvolgente, due aerei sono andati a impattare contro le torri gemelle, restiamo tutti col fiato sospeso….Continua…

2 Commenti a “La premonizione”

  1. caterina dice:

    bravo, Poetto, proprio bravo.
    una ricostruzione perfetta di eventi purtroppo noti.
    5 stelline da parte mia :)

  2. poetto dice:

    Ti ringrazio!
    Sono contento che ti sia piaciuto.

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