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Kamikaze?

Pubblicato da alfonso il 26 maggio 2008

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Provo a camminare, c’è un muro davanti, il buio mi impedisce di vederlo.
Provo ad allargare le braccia, un muro a destra… e a sinistra.
Un passo indietro, si, un passo indietro per riuscire a tornare a ieri. Non ho potuto, c’è un muro alle mie spalle, non ho occhi per guardarlo.
Sono chiuso in uno spazio che non consente movimenti,  un metro quadro, non di più. La paura a volte mi fa credere d’essere morto, e non lo sono, volesse il cielo fosse vero.
Penso, posso pensare, ma qualcosa mi costringe a fermarmi su un evento, sempre lo stesso, immutabile, da anni. Nessuna via di scampo, o una, forse: attendere che qualcuno mi liberi. E nell’attesa conto i giorni che non posso vivere, spruzzi d’esistenza che non rinfrescano, acqua che cade su ferro rovente, sublima, vola in alto e si ferma a un centimetro dalla mia testa: c’è un tetto che gli impedisce di volare.
Ho una cintura sotto la camicia, una fascia di bombe e plastico esplosivo.
Oggi ho deciso, farò esplodere questa prigione che mi costringe a girare su me stesso.

io (Alfonso Mormile)

4 Commenti a “Kamikaze?”

  1. andrea dice:

    Bellissimo, come al solito. Affascinanti questi tuoi personaggi cosi’ travagliati.

  2. alfonso dice:

    Grazie, sei sempre gentilissimo.

  3. emmaus2007 dice:

    Ciao Alfonso!
    Suppongo il muro sia una metafora, ove il kamikaze è costretto dagli eventi. Sbaglio?
    Comunque, scrivi bene, evocando immagini e sensazioni. Bravo!

  4. alfonso dice:

    Si Emmaus, la tua lettura è stata perfetta. Ma anche il kamikaze dovrebbe essere una metafora. In fondo siamo tutti dei kamikaze, non ti pare?

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