Andrea

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Il Principe (2)

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Avvicinandosi lentamente alla porta ci si accorgeva della sua vera
natura. Era una sostanza liquida, nera, turbinosa, nella quale volute
d’oro si muovevano frenetiche. Era stata creata con i troni dei piccoli
regni planetari confinanti, ai tempi della prima grande ondata
espansionistica: l’oro era stato conservato, e il resto ridotto ad una
cenere nera. Un campo di forza manteneva la porta al suo posto, ad una
temperatura sufficiente da far fondere il prezioso metallo, e si
occupava anche di facilitare i moti convettivi che ne creavano la
strabiliante decorazione.
Quell’oro lucente, lucido, incandescente,
che danzava vorticoso in un mare nero come la pece, era uno spettacolo
da togliere il fiato, e al suo cospetto Jorbin non poteva mai
trattenere un moto di orgoglio per i suoi antenati, unito al rimpianto
per un’epoca ormai perduta in cui funzione e bellezza si fondevano in
un tutto coerente, in una dialettica in cui, nella reciproca
ispirazione, l’una valorizzava l’altra e ne usciva a sua volta
valorizzata. Gli artisti del regno sembravano ormai aver perso quella
vena di genialità, di originalità, di sfrontatezza, di arditezza unita
ad un indiscutibile gusto estetico che aveva contraddistinto i loro
predecessori. La ricerca estrema della funzionalità aveva finito col
soffocare la bellezza, e la produzione artistica degli ultimi secoli
sembrava al Principe spenta, morta, sterile.

Si concesse qualche
minuto di contemplazione, poi con un gesto della mano diede il comando
di apertura. La porta restò per qualche secondo immobile, quasi
congelata, quindi il campo che la manteneva al suo posto si rilassò, e
la lastra precipitò fragorosamente su sé stessa. Il canto dell’oro fuso,
che in altri giorni aveva indicato ai sudditi in attesa la fine delle
udienze, risuonava per le stanze deserte.

Gli appartamenti reali
erano stati costruiti nella stessa epoca del resto di quell’ala del
palazzo. Come nel resto del palazzo, la casa regnante non aveva
lesinato in sfarzo e ricchezza.Olofregi con ritratti di famiglia,
preziosi manufatti razziati dai palazzi dei regni conquistati, statue
di oro fuso sostenute da campi di forza, i cui soggetti in movimento
illustravano momenti chiave della storia di Ol’rad. Ovunque lo sguardo
si posasse trovava metalli preziosi, opere d’arte tra le più fini mai
prodotte in quell’isola sperduta nel vuoto intergalattico.

In
superficie, uno dei due soli stava ormai per tramontare. Jorbin, come
tutti i suoi predecessori, non aveva bisogno di un orologio per saperlo.

La
storia di Ol’rad non era stata molto diversa da quella di molti altri
principati: una serie di sovrani mediocri, alcuni illuminati, molti
completamente pazzi o inetti. Attraverso i secoli, si arrivò al punto
in cui le civiltà concludono che la monarchia espone lo stato a troppi
rischi, e migrano spontaneamente verso forme democratiche di governo.
La grande avventura spaziale non era ancora iniziata, mentre già si
possedeva una discreta abilità nell’ingegneria genetica. A qualcuno
allora venne in mente che forse si poteva escogitare un modo per
mantenere tutti i vantaggi della monarchia assoluta, eliminandone i
difetti. Si trattava di inibire nella famiglia reale i comportamenti
nocivi alla salute della società. Iniziò così una lunga serie di
esperimenti, mirati a identificare i fattori genetici responsabili dei
comportamenti antisociali per poterli estirpare dalla famiglia reale.
Il re di quel periodo era fortunatamente uno di quelli illuminati, ed
ebbe la saggezza necessaria a capire che quella era l’unica alternativa
al crollo della monarchia, quindi sovvenzionò generosamente gli studi,
che andarono avanti anche sotto i suoi successori, per due generazioni.

Alla
fine però si dovette concludere che non era possibile ricondurre ad un
piccolo insieme di geni l’origine di tutti i comportamenti giudicati
pericolosi per la società. Avrebbero dovuto sottrarre al patrimonio
genetico della famiglia reale così tante caratteristiche che nessuno
sapeva che conseguenze ci sarebbero state sull’equilibrio psichico dei
nuovi regnanti. Per fortuna, il re in quel tempo era anche lui uno della
serie degli illuminati, e riuscì a convincere l’opinione pubblica che
la cura poteva essere peggio della malattia.

Propose una
soluzione che riuscì ad accontentare un po’ tutti. Invece di
intervenire sulla psiche dei futuri re, rendendo loro impossibile
nuocere al regno, si poteva trovare un modo per scoraggiarli da comportamenti antisociali, lasciando che fossero loro stessi, di loro spontanea volontà, a non voler scontentare i sudditi.

Una
volta imboccata la strada giusta, la soluzione non si fece attendere
troppo: l’idea fu di aggiungere alla famiglia regnante una
ghiandola sensibile alle deboli variazioni di campo magnetico dovute al
moto del pianeta attorno ai suoi soli, e dei soli l’uno attorno
all’altro. In caso di allontanamento dal sistema, la ghiandola iniziava
a secernere una tossina, che finiva con l’uccidere il principe tra
atroci dolori se non rientrava rapidamente. Ogni dieci anni, il
principe regnante veniva costretto all’esilio per una settimana,
durante la quale una commissione apposita vagliava il suo operato, e
decideva se concedergli o meno il permesso di rientrare. In caso di
parere negativo, cioè se il suo governo era risultato meno che
soddisfacente, il principe veniva abbandonato alla morte, e la corona
passava al prossimo in linea di successione.

La proposta fu
accettata, e i geni della famiglia reale modificati. All’inizio ci
volle un po’ perché il sistema avesse effetto, ma dopo un paio di esili
forzati non revocati, i principi di Ol’Rad capirono che c’era poco da
scherzare, e che era nel loro miglior interesse rendere i sudditi
felici, sani e benestanti, quali che fossero le loro inclinazioni personali. I
principi inetti impararono a circondarsi di consiglieri. Quelli
illuminati anche, giusto per stare sicuri.

Il risultato fu una stabilità politica senza eguali, unita ad una qualità di governo altissima, che a detta degli storici furono la chiave del successo militare di Ol’Rad sui regni planetari confinanti, nonché della sua supremazia tecnologica.

Adesso,
però, le cose erano cambiate. Quella che era stata la chiave della
sopravvivenza della monarchia, era diventata la sua condanna.

andrea

Autore: andrea

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6 Commenti

  1. La storia comincia a prendere forma. Non fermarti!
    p.s. scrivi gran bene!

  2. Il personaggio principale, il Principe, mi da l’idea di una ambientazione Fantasy, mentre tutto il resto richiama decisamente la Fantascienza… trovo davvero interessante questo mix, bravo Andrea. ^_^

  3. Geniale e originale questa idea di governo!

  4. C’è molta fantasia, con ambienti surreali e suggestivi, la trama diventa più complessa in attesa del finale.

  5. Magari si potesse impiantare qualche ghiandola ogli onorevoli di oggi!
    Però mi pare che così il principe si trovi sotto la dittatura del popolo, anzichè la rovescia e soggetto ai politici di contorno. Rischioso dunque come qualunque principe pazzo. N. :))
    Vado avanti.

  6. Mi ripeto..
    Andrea scrivi bene e le atmosfere dei tuoi racconti sono piacevoli..
    Non impazzisco per la fantascienza e il fantasy..ma la mia innata curiosità mi spinge a leggere di tutto..
    Spero di trovare presto un bel noir firmato Andrea..la penna non ti manca..
    Ciao..
    Jan

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