Milano 12 Ottobre 2004

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Ai giorni d’afa seguono grigi giorni d’autunno,
le foglie illanguidite pendono incerte, poi cadono,
una pausa al sole concede l’ottobre
e io mi ci rotolo, gozzovigliando sonni lunghi
conciliati da giorni serotini e freschi.
Il profumo dei funghi sale dal fosso alla strada,
la cervicale rammenta il berretto e la sciarpa,
il chiodo di garofano e lo stracotto si accoppiano
con i caldi vapori della polenta, mentre vanno in scena
deliri di sangue e ossessioni che cucinano il mio cuore,
marinato nel dolore, nelle spezie della quotidianità
che tutto rende uguale a sé stesso…

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4 Commenti a Milano 12 Ottobre 2004

  1. giangia dice:

    Bella e malinconica, Bernardo, come l’autunno.
    Per “sentire fino in fondo” la tua poesia, mi ricordi se c’è stato qualcosa di particolare in quel periodo? Ho la memoria corta! Se invece descrivi la quotidianità mi viene questa riflessione: si invecchia e basta, purtroppo, e tutto il resto rimane immutato e immutabile.
    Molte volte è davvero un piacere leggerti

  2. bernardodaleppo dice:

    Era il periodo della scoperta degli assassini delle “Bestie di Satana” in Italia e in Iraq un numero sempre maggiore di bambini kamikaze veniva arruolato, tra loro anche vari con ritardi cognitivi, questo sul piano della cronaca dura, sul piano meteorologico invece, l’estate si era incongruamente prolungata nell’autunno e io sentivo il bisogno di quella pausa, di quel rallentamento che induce l’avvicinarsi dell’inverno, e dei suoi riti.
    Ti ringrazio Giangia per le tue parole, ma non è l’invecchiare quanto, piuttosto, il fatto che tanto lento e incerto sia il miglioramento della condizione umana, da rendere bello l’avvicinarsi della morte, tanto mi annoia la stupidità e la pervicacia nel fare i medesimi errori che la nostra specie manifesta.

  3. giangia dice:

    A volte anch’io rimango senza fiato quando vedo che l’uomo non sa o non vuole volgere al bene, leggo il giornale, guardo la TV e sono badilate, carriolate, vagonate di guano che ci coprono.
    Ho la consapevolezza di essere una gocciolina nell’oceano, cerco di coltivare l’amore all’interno del mio clan, di essere sincera e leale nei rapporti interpersonali e di trasmettere, a parole e vivendo, i miei piccoli e pochi valori a chi è più giovane di me. Basta, non sono in grado di fare di più.
    Detto fra noi, credo di avere il gene dell’ottimismo nel mio DNA, sono una fautrice del “Let it be” e ho fatto mio il disgustoso motto “Il mondo è bello perché è avariato”. Secondo te ho anche il gene della superficialità nel mio DNA?

  4. bernardodaleppo dice:

    Io non so se tu abbia il gene della superficialità, credo però che l’empatia ci distingua dal mondo minerale, senza la capacità di sentire nostro l’altrui soffrire saremmo più simili a oggetti, è però necessario, per continuare il nostro percorso vitale, riuscire anche a non farci sopraffare dal nostro come dall’altrui dolore, mantenere, direbbe qualcuno, una certa leggerezza dell’essere, che ci tenga vicini al mondo dei bambini, o degli animali, capaci di rinascere ogni giorno a una nuova vita e allo stesso tempo capaci di mantenere la memoria necessaria a costruire l’esperienza che ci permette di crescere senza ripetere ogni giorno gli stessi errori, siamo acrobati sul filo__________________________________________________________________

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