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L’AMORE NON HA PREZZO

Pubblicato da Domenico De Ferraro il 7 marzo 2019

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L’AMORE NON HA PREZZO

DI DINO FERRARO

La Sera scende veloce ed io vado di corsa tra i vicoli, appresso ad un ladro travestito da gatto un ladro di sogni dalla coda riccia silenzioso come una serpe che non vuole cambiare pelle, poiché ha capito che sono un cane poliziotto, sono l’ispettore Marlboro. Con una giacca a quadri un cappello pendulo sul capo, un sorriso rassegnato, stampato sul magro viso , con il mio dire, infermo d’aspetto , sbilenco nell’andamento, traballante e dinoccolato un poco occhialuto. Vivo ai margini della società , esule figlio di Eva milite ignoto, integerrimo segugio , capace di grande imprese . Le mie indagini sono tra il dire ed il faceto, nel fermare una rapina ed un pizzo ,nel recuperare una borsa colma di refurtiva , uno scippo, un maldestro slancio, un trafilare una colonnina dal collo di una signorina mentre la folla entra nel teatro tutta ben vestita con pelliccia e smoking. L’ispettore Marlboro non era uno stinco di santo ed il suo sguardo da bifolco lo rendevano capace di abomini e delusioni , effimere fisime, dissapori e gli piaceva giocare al pistolero o a cavalluccio ed aveva una donna che valeva tre donne messe insieme e quando dicevi ispettore Marlboro, dicevi giustizia ed onesta. Tutti conoscevano nel quartiere l’ispettore che era l’amico di tutti i derelitti, di tutte le prostitute . Era amico del prete , come del ricchione, era l’amico che sempre avremmo voluto avere , una spalla ove piangere un vero agente dall’intuito formidabile. Il caso di Emanuela fu una storia come tante , era lei come tante, forse ne peggiore , ne migliore delle sue coetanee ed era carina e non faceva la stupida quando te la dava a meta prezzo. Era una guaglione che sapeva giocare con la sorte , sapeva correre appresso ad un uomo che ti tiene pugno che non ha nome, ne speranza alcuna per poter dire d’essere salvi e si faceva la croce con la mano destra. Emanuela con lo mucco naso che guarda la gente si tocca di nascosto e crede di non essere vista da nessuno. Emanuela perdutamente , innamorata e tutti sanno che da quella sua relazione può nascere un mostro una creature con tre occhi e tre braccia una specie di un sciacallo di Minotauro che si mangia prosciutti a colazione e scorreggia a più non posso nell’oscurità della notte. Emanuela aveva i capelli biondi , ed un seno perfetto, poverina solo al mondo, amava un uomo dall’aspetto orrendo che gli procurava un dolore nel petto. Viveva quel suo tormento con rassegnazione incapace di reagire a quei infausti eventi che la trascinavano in un baratro senza fine, era un amore morboso il suo, un amore dannato con poca sostanza. Alcune volte ne avrebbe voluto parlare con qualcuno , rendersi conto partecipe di una soluzione , cercare un alternativa meno umiliante più progressista, meglio definita , avrebbe voluto parlare con la madre o con le sue colleghe d’ufficio. Ma quella sua storia era un pozzo senza fine dove cadevano tante lacrime, tanti sentimenti , tanti capelli , tant’è bugie. Ritornava sempre tardi e si dava grandi arie , amava farsi scopare in incognito a volte da un negrone dello Zimbabwe che l’aveva cosi lungo che lo dovevi guardare con il cannocchiale dove finisse. E in una sera oscura, tetra , Emanuela si mise in sottoveste, spense la luce ed allungò la mano verso le gambe poi sali lentamente fino al pube. Li tiro due tre peli dalla vulva ed un gemito gli corse lungo il corpo , gelido . Improvvisamente Emanuela cavalco un drago dalle tre teste che slinguava come un matto e faceva le pernacchie. Emanuela piccolina come un soldo di cacio che non sapeva pregare e neppure fare l’amore come si deve. E quando pregava amava essere leccata i piedi dal suo cane. Emanuela era stata innamorata di un uomo che la seduceva ogni sera ed ogni sera le prometteva mari e monti, le prometteva una casa in montagna ed una vita senza rischi con qualche fischio s’immischio fece il raschiamento in una clinica a Brescia dopo aver mangiato una brioscia calda con cioccolato. E quando aprirono le porte del camposanto Emanuela fu la regina di un mondo nuovo , fu la madre che tutti avremmo voluto avere. Sara questa sera calma a tratti , fredda che corre dentro di noi . Una luce che riscalda l’animo . E la morte dell’età trascorse del mondo che ci resi ignari del peccato che nella lussuria ha deturpato l’ignominia ed il filantropismo, l’invincibile forza di una ragione divina che esula da ogni trattato di anatomia.
La morte non racconta nulla di buono. Emanuela la dava a chi voleva amare , chi fosse lei in realtà non era dato capire , la dava sotto le stelle in barca e sulle scale che portano al paradiso. E non c’era nulla di male dal chiedere di contribuire per una causa che porta oltre ogni considerazione ad una logica effimera. Ed il profumo del suo corpo ti metteva una strana sensazione addosso ti faceva esultare di gioia ti faceva sentire come il Re di Creta . La fine della sua storia fu causa dell’invidia , della maldicenza che la ferirono assai. Ma Antonio era forte e non avrebbe mai lasciato Emanuele li da sola a prendere una boccata d’aria su quel terrazzo dal panorama mozzafiato. Con le tante luci all’orizzonte ed un mare calmo che riporta alla memoria una vita spesa a lavoro. Una vita di amori passati , scoppiettanti come petardi cinesi come popcorn abbrustolito.

La storia d’amore tra Antonio ed Emanuela nacque per caso dentro una sala cinematografica mentre proiettavano un film western , ora a tratti spezzoni di film porno e la sala esultava in quei momenti e qualche ben pensante disse :
E una vergogna, ma che ci fate vede
Signori calma stiamo per riparare all’errore siamo in procinto di ripagare il biglietto, non temete tutto e sotto controllo.
Ma che sporcaccione che sono questi attori
Uhe quello c’è la lungo come un serpente
Ma quello non è Gigino ?
Veramente minchia e che ci fa dentro una pellicola porno
Madonna qui se perso ogni buon senso
Accedete le luci
State seduti stiamo riparando all’errore
Cosa dici cara usciamo
Si andiamo via
La sera torna a cullare i sogni e l’illusione di una vita effimera, subdola, irrequieta che divora in se il male la negazione di una affermazione , torna a conquistare il cuore di una umanità , la dipinge in fretta sopra una tavolozza sporca di colori ,sotto un cielo trapunto di stelle ove forme e figure lasse vagano nella notte mano nella mano , s’incamminano solitarie verso l’infinito , verso quello che hanno sempre desiderato d’essere.
Credi che ci sarà un giorno in cui potremo essere felici
Ho la pancia piena , oggi me so magnato un piatto di fagioli
Erano buoni ?
Più che buoni fatti con le cotiche erano assai saporiti ,pensa che ne ho mangiati due piatti interi.
Certo a te è sempre piaciuto mangiare fagioli e cotiche poi fare l’amore a testa in giù.
E una prerogativa di chi non capisce una mazza e cerca di sedurre la signora del piano di sotto con una sua ricetta speciale.
La signora del quarto piano, una megalomane che parlava sempre al megafono . Chiamava il marito ed i figli al suono delle auree trombe, al suono delle cornamuse , s’apriva il cielo e scendevano mille angeli chi con chitarra , chi con trombe, chi a piedi, chi senza aver nulla da dire. Si radunavano tutti li in quella grande casa che aveva un balcone fiorito sulla piazza, da dove si vide un giorno il mondo donare la parte migliore di se, dove si consumarono faticose lotte e terribile rappresaglie contro i manifestanti. Erano quelli i giorni della liberta , era l’ora del principio , erano in mille alcuni non sapevano neppure come erano finiti li in quel bordello. Ma l’amore tra Antonio ed Emanuela duro a lungo più a lungo della storia che stiamo raccontando che si inalbera, si gonfia , si pompina e impappina e preme contro il ventre della storia. Dove ogni cosa nacque come quel giorno di novembre , come l’alba che sopraggiunse immemore e condusse i due amanti ai margini del credo ai margini di una dimensione onirica. E le facce cambiavano sembrano mostri. Poveri corpi decomposti, furono ritrovati come se fossero stati lapidati , massacrati da bastonate , messi a penzoloni nel vuoto , buttati giù in dirupo. L’ispettore Marlboro era un tipo duro e non ammetteva sbagli , non voleva credere alle voci della gente che quel delitto era una presa per i fondelli che i due avevano simulato la loro morte per sposarsi poi segretamente in Las Vegas. Che un rabbino proveniente da Tel aviv era al corrente della matriosca macchinazione e dell’adulterio mai consumato , ed anche se tutto sembrava a rigore di logica tutto cosi perfetto , normale l’ispettore Marlboro non riusciva a capire che due più due fa cinque e questo lo faceva sai arrabbiare . Troppo ridicolo quel gioco ,crudele a tal punto da lasciar perdere ed andare avanti senza desumere cosa aveva portato a quell’orribile fine i due poveri amanti. Ad una morte cosi orrenda, figlia della disonestà e figlia dell’intolleranza di un pene moscio che non vuole alzarsi e più, viene amorevolmente solleticato, ma quello inerme cade sempre più verso il basso, verso un precipizio di frasi ed illusioni senza termini. L’ispettore Marlboro non comprese il caso al primo colpo, per lui era tutto una mistificazione , una maledizione , ecco un problema fatto a pezzi senza mai giungere ad una specifica soluzione. Ma quando comprese che l’amore tra i due era sincero ebbe un sussulto e provò ad indietreggiare a mettersi in ghingheri in posa pronto a fotografare quell’attimo che ha nome di verità , imperitura e blasonata , figlia di una cicala orba e zoppa. E cosa c’entra la cicala ? beh ella rientra al centro del discorso e di come siamo diventati e cosa cercavano Emanuele ed Antonio. Ora vedere quei corpi orribilmente mutilati metteva assai tristezza. Marlboro comprese che qualcosa era andato storto e non si poteva rimediare all’errore dei suoi agenti nel fermare la madre dell’imputato numero uno ovvero il fidanzato ufficiale di Emanuele e la moglie di Antonio che aveva una faccia di cagna in calore con due occhi verdi.

Ma la morte dei due amanti non fu certo una passeggiata , qualcosa da capire cosi velocemente allo schioccare delle dita.
La loro storia era stata oggetto di un indagine seria , era stato aperto quel vaso di Pandora dove ogni sogno fugge , dove ogni anima prova a nascondersi. Leggende ed illusioni , amori cosi dolci come la pioggia che scende, come un piccolo ricordo che diventa un fiore. Quell’amore ballerino , fatto di sguardi ed ammiccamenti di tira e molla che li porterà sulla luna poi in auto fino a Las Vegas a sposarsi. Lei vestita come una regina , signora della notte, mitica in quelle storie mai raccontate , visione, desiderio come se fosse caduta una stella , come l’acqua che scorre mentre i due amanti si baciano , stretti l’uno all’altro in unico corpo, un eterno amplesso che conduce alla morte.

Questo amore ossessivo l’ispettore Marlboro lo capì velocemente mentre si accendeva l’ennesima sigaretta e si tirò il collo della giacca e mise il cappello di traverso. Fu trovato nella borsa di Emanuela un biglietto di addio. Nella giacca di Antonio una lettera per sua moglie entrambi volevano essere perdonati , volevano vivere la loro storia fuori dagli schemi , fuori da quella morale bigotta che ti fa mettere le mutande prima di uscire di casa . Una storia strana priva di requisiti morali, priva di verità , fatta ad immagine e somiglianza del creatore. Cosi come esiste un tempo per amare , cosi esiste un tempo per morire e ridere di se stessi a dispetto della gente che pensa che l’amore è una follia, una brutta bestia , una cosa che non si capisce fin quando non lo hai provato. E tutto quello che c’era da sapere per l’ispettore Marlboro era lampante come una lampadina che s’accende dentro uno sgabuzzino scuro. Madonna che paura, trovare li il mostro della propria infanzia , ritrovarsi in quell’oscurità piccolo indifeso, dietro il banco degli imputati al cospetto dei grandi accusatori , contro chi mai volle amarti.

Hai pigliato le impronte ?
Ispettore qua si fa notte
Si fa notte Cacciapuoti quante volte te lo debbo dire queste cose vanno fatte con ordine.
Ma ispettore io per poco non cadevo giù al dirupo anch’io.
E mettiamoci un po’ di passione stiamo sempre a cercare il pelo nell’uovo.
Ispettore qua le prove sono schiaccianti
Ma quali prove abbiamo , siamo in un vicolo cieco
Veramente qui ci sta da sbattere la capa in faccia al muro
Aspetta mi viene da pisciare
Ispettore siete incorreggibile
Se non piscio, non penso
Ma che ispettore integerrimo che abbiamo noi in centrale
Vengo da una scuola di ispettori famosi
Lo potete dire forte
Ma che ora eh ?
Si è fatto tardi ve lo detto
Quando arriva la polizia mortuaria ?
Tra poco

Avrei voluto cambiare il mondo , avrei voluto cambiare me stesso, ma so che tutto inutile, ci sarà sempre un amore che mangerà un altro amore ci sarà sempre qualcuno che mi romperà i coglioni . Qualcuno che dirà che non faccio il mio dovere come si deve , che tutte strade percorse non portano solo a Roma . Ed io non mi rendo conto che forse questo amore mi ha ferito più di tanti altri vissuti. Mi ha preso per mano mi ha condotto a capire la genesi di un amplesso, molto complesso mi ha fatto provare la forza di una madre , la dolcezza di una donna , la sconfinata passione di uomo solo con il suo pene contro i mulini al vento. Ed il vento entra dalla finestra mi conduce lontano dal capire, lontano nell’ombre della sera, dai corpi che sorseggiano il veleno della vita , dalla voglia di amare e procreare. Non credo che volessero veramente uccidersi entrambi . Si amavano troppo. Un amore incompreso di nascosto con poco sale zucca.

Cosi va la vita , un piccolo errore , un andare a ritroso un precipitare all’indietro , abbracciati nel vento , nell’azzurro , nella bellezza di un amore unico . Cosi va la vita, corre ti porta via con se verso Itaca verso Tropea verso quello che credi e non c’è nulla che ti fermi. Due corpi che si lasciano andare, cadono nel vuoto della loro storia cadano uniti, ritti, abbracciati cadono nel bacio , nella foga dei corpi che s’uniscono . E questo che cercavano, questo il percorrere in re maggiore poi in do minore, questo il treno che corre verso casa . E dove s’incontravano di solito i due amanti, c’è chi volle affrontare l’amore proibito, in molti vollero sentire il gallo cantare , la gallina ballare nell’aia o ammirare la signora salutare il condannato a morte in quella casa sgarrupata , pittata di rosa e celeste. Chi sa se i due amanti erano consapevoli di quello che facevano, quando si lasciarono andare , quando caddero. Ed il mare e le onde azzurre i grigi scogli delle rimembranze prese il sopravvento , il timore di non potersi mai più incontrare ed avrebbero voluto ritornare indietro . Ma tutto era fatto, l’atto segue l’atto, tutto in breve tempo era compiuto.

L’ispettore Marlboro rimase a lungo a guardare dall’alto i corpi abbracciati , distesi come due foglie morte sui i grigi scogli della loro giovinezza ed il mare li bagnava teneramente , li portava con se nella risacca , verso Las Vegas , verso un isola felice . Ed un altra odissea , un’altra storia aveva dato inizio ad un altro amore che non avrebbe mai avuto fine . Ma di tutto questo l’ispettore Marlboro era parzialmente consapevole dell’errore commesso nel valutare i fatti. Dell’esito dell’indagini rimproverava se stesso e di non aver potuto far nulla per riparare ad un torto antico quando il mondo e ne riusciva a perdonare Cacciapuoti suo assistente di non avergli fatto comprendere quell’errore insito nell’amore . La facile deduzione la logica dei fatti , conduce a molte risposte invasive al chiarimento di principi espliciti e di mal conversazioni impliciti e non facili da digerire . Ma ha significato tutto ciò , fare l’amore alla fine è come bere un bicchiere d’acqua e come farsi una sveltina dopo cena e capire che siamo polvere e polvere ritorneremo un giorno ad essere.

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