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La Gatta Di Giugno

Pubblicato da Domenico De Ferraro il 3 giugno 2023

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La Gatta Di Giugno

Il vento della vittoria , passò ,muovendo le vesti della sera e rise tra le labbra macchiate di sangue , nella bella stagione della mia decadenza che stava per giungere. Vestita d’estate, stagione del cuore , magico giugno inseguì luglio, mare salato sulla pelle , nuda bagnata dalle onde dei ricordi Il corpo ondulante nella sua memoria . Giugno tempo di raccolto e di racconti . In cui si colgono i frutti e si assaporano bellezze senza ardore in un tempo in cui credere e sperare si inabissa nell’ossesso dell’essere, nella speranza che spezza il respiro. Ed il fiato , gonfiava le parole espresse, messe in mostra sopra un quaderno vagabondo . Un narrare , uno scrivere accordava un altro disegnare cosi arrivava la notte e tu dormivi mentre il mondo continuava ad andare avanti . Continuava a combattere a sparare ad amare , sognare , credere che ci potesse essere ancora una via d’uscita a questa tragedia umana.
Una stagione oggi ho da ricordare per giungere ad un giorno migliore da vivere. Animato da una volontà di raccontare a questa realtà le meraviglie del creato , il canto del dragone, il delirio di un epoca , le luci della città .E sotto il faro dell’Isola l’onda del mare, ritornava serena a riva. In un ritornello ballerino. In un ritornello lungo un giorno che portava questo mio narrare , verso altri giorni ed altre stagioni poetiche.

Greta ,miagolava, intorno alle mie gambe, mi faceva le fuse segretamente ,m ‘invitava a non pensarci a lasciar perdere quel mio strano turbamento . Ma la passione ,condivisa con il mondo contemporaneo era ormai compromesso.
E la storia sembrava come bere un bicchiere d’acqua gelata.
Dentro il bar fuori al bar ,dentro questo gioco, che raggiungeva ogni piacere ed ogni ragionamento.
Greta era una gatta con due occhi verdi smeraldo.
E miagolava ed amava, regina delle gatte gli piaceva camminare dentro un prato di fiori di tulipani nucleari .
Il suo miagolare s’udiva nell’aria agreste gli raggomitolata il pelo ed ogni gioia ed ogni momento di ribellione ,durante quel lungo viaggio senza ritorno, oltre quello che speravo e credevamo insieme.

Ma questa è la poesia ,una botta e via , poi più nulla da raccontare o decantare agli amici al bar. Una bomba esplodeva all’improvviso nella mia esistenza dopo il essere ritornato da Atene , da Amsterdam.

Oltre ogni mio malessere ,oltre quella cortina che racchiudeva un intera nazione. La guerra si svolgeva avveniva un po’ più in là insieme alla rivolta dei pastori ,dei mandriani , dei cittadini , donne ,sedute fuori il balcone con tra le mani una piccola bandiera americana. Sventolata al passaggio dei soldati .Soldati , tanti come le pecore portate al pascolo dal cantore pastore .

La felicità a volte finisce con la sera in cui s’incomincia a raccontare la propria vita . Quella vita di speranza , sembra spezzarsi dentro di te .La vita è un altalena , dondola nel vuoto dei giorni inutili . In quei alti e bassi , vari gnomi bussano alla porta insistentemente con indosso un piccolo vestito di cartapesta. Con un sorriso gioioso ed ironico . La gatta volò nell’aria ,si lanciò felina verso il sole. La chiamai da basso : Greta stai attenta non andare ,dove il sole scotta potresti bruciare . E nel dire quel mio presagio ,ella tirò fuori dal gomitolo vari ricordi. Tutto finii prima di ricominciare a sognare. Tutto finii nella scena iniziale della nostra esistenza.
In mezzo a quella confusione morale , nel bel mezzo della nostra vita .Una molla ,una morale deleteria , tirare a campare , provare a realizzare un altro disegno , da regalare Cosi io Greta andammo in Sicilia a trovare le vacche di Apollo. E incontrammo Iside che fumava un narghilè sotto una quercia vecchia di mille anni. Iside veniva dall’Egitto.
Aveva viaggiato sopra una zattera, simile ad pagina di papiro. Era naufragata sopra una spiaggia dell’agrigentino
Con quel suo sorriso, con un suo enigma.
Greta la graffiò ed Iside pianse nel sole della sua maturità.
Tutta la sua bellezza fu messa, masso su masso sopra una tomba ,non ci fu nulla da salvare , ne capire cosa fosse quella storia narrata di traverso. Leggenda di eroi e di migranti al sole .
Sopra una spiaggia a Catania
Sopra una spiaggia a Siracusa
Giunti con un vascello fantasma
Navigammo io e Greta in lungo e largo per tutto il mondo.
Indietro non tornammo mai.
E Greta era incinta forse del gatto chiamato Giove .
Forse di Apollo.
Forse di quel pollo che aveva incontrato in giro per il mondo.
Un gatto ,un povero sognatore ,un mito ,un non so chi fosse. E Greta miagolò alla luna.
Pianse sopra le rose rosse di maggio.
E in giugno dopo la gravidanza ,leccò il pelo dei suoi gattini nati .Li lavò dopo la bomba , esplose nell’esistenza di molti. Attraverso questo racconto. Attraverso un verso. Parte di una canzone che magicamente ci portò entrambi verso un altra avventura , poi verso questo dolce delirante sogno di giugno.

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