Povra Taute
Pubblicato da bernardodaleppo il 13 Novembre 2009
Povra Taute qe bisqi,
inta mota fria.
Ta faundi lo borno
qe te donnò,
jera sira
au revegno da qarnezzeria.
Pubblicato da bernardodaleppo il 13 Novembre 2009
Povra Taute qe bisqi,
inta mota fria.
Ta faundi lo borno
qe te donnò,
jera sira
au revegno da qarnezzeria.
24 Novembre 2009 alle 9:08
in effetti il testo è criptico, se non nei contenuti nella lingua.
qualcuno è alla ricerca di una traduzione, che peraltro immaginavo pubblica.
La distribuisci forse solo in privato?
spero non a pagamento…..
ciao
24 Novembre 2009 alle 14:34
Povera Taute che rovisti,
nel fango freddo.
Cerchi l’osso
che ti diedi,
ieri sera
al ritorno dalla macelleria.
Si tratta di un dialetto che potrebbe svilupparsi dopo il disfacimento della Federazione Europea.
Intendevo puntare esclusivamente sul suono per, oltrepassando barriere e schemi logico-linguistici, arrivare dove i suoni delle diverse lingue si fondono nel nostro inconscio nazional-continentale. Evidentemente questo incoscio comune non l’ho interpretato correttamente.
24 Novembre 2009 alle 17:38
Ciao!
Non ti spingi un pò troppo avanti?
Comunque è geniale!
Bruno 62
NB: Ho spedito la mia richiesta all’indirizzo di e/mail che hai messo nella tua raccolta, mi scuso per il malinteso ma ho usato il mio account su Yahoo.
24 Novembre 2009 alle 19:19
Grazie Bruno62,
a volte delle parole mi chiamano dal mare magnum del subconscio linguistico e io non so resistere, è come il canto delle sirene, ne percepisco confusamente il senso, ma non saprei dire da dove vengano.
Non controllo tutte le caselle tutti i giorni, scusami tu. Anzi in effetti in questa ci vado forse una volta alla settimana… Aihahai!
1 Dicembre 2009 alle 0:38
Ciao Bernardo, son passata per un saluto, ho giusto pochi minuti. Ho letto lo scambio di commenti qui sopra… L’inconscio comune in cui si fondono le lingue…
Ora ti metto in libera versione napoletana la tua piccola composizione, vedi se ti piace:
“Ma povera Tautilla, che vai scavando ind’a munnezza l’uosso che t’aggio dato aieri, e ch’aggio fottutto a Ciccillo ‘o macellaio”.
PS: alla fine, Taute l’ha trovato l’osso?
Ciao!
1 Dicembre 2009 alle 4:31
Ciao ARdS,
aggio letto, ma tu sì ‘fatta “la versione in prosa”, allora siccomme so’ sfacciato la rifazz’io:
Mara Tauté c’asci,
inta lòta iàia.
Vai truvanno l’uosso
che t’aggio dato aieri
turnanno da la chianca,
stràcquo.
PS: l’ho vista rosicchiare qualcosa stasera tornando e in giro nel giardino era pieno di riviste di marina, credo, avevano un faro nell’intestazione, ho preferito non chiederle niente, già una volta ho trovato il cortile tutto macchiato e sacchetti di aspirapolvere dovunque, per fortuna sta piovendo.

1 Dicembre 2009 alle 11:59
ore 4.31 del mattino.
visto il p.s.

direi che sarebbe ora di evitare il caffè alla sera.
1 Dicembre 2009 alle 15:54
Bernardo, ho risposto al commento che mi hai lasciato, ho risposto nella mia stessa “commentiera”. Non te lo riporto qui perché sarebbe indelicato. Ciao, buona serata!
1 Dicembre 2009 alle 18:31
Belin! ARdS,
ma cossa me disi de la “Mara Tauté”?
Go sbaglia’ qualcossa?
No te la pol cavar cussì!
Buona serata anche a te!
PS: go fato un romanzeto de risposta, e tal che son delicado, l’ho lassado là anca mi.
Quest’ogi me sento triestin, sarà el borin che ga netà el ciel?
1 Dicembre 2009 alle 22:06
…