Favole Metronapolitane

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Velletri Story

Pubblicato da Domenico De Ferraro il 28 novembre 2017

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VELLETRY STORY

La vita vola in groppa ad una canzone per paesi asson-nati ove la voce echeggia per strade desolate ,veloce, lungo i binari, su i colli foschi fino alla terra dei Volsci con il cuore in gola con il dubbio del decesso, le speranze s’arrampicano ad un vivere che ti conduce lontano con il vento che entra nelle ossa ed il freddo ti prende per il ba-vero sotto una pensilina desolata nel tempo dell’ attesa che ti porterà a ciò che credi giusto . Scrivere nel silen-zio che t’avvolge per odi e diluvio ed ora in civiltà perdute per borghi lugubri ove si nasconde il gatto dalle nove co-de dove la pecora anela all’avventura per mondi e di-mensioni sovrumani, sulla scia d’un senso effimero ed ol-tre immemore di tanta pace , errare nella quieta ove l’a-nimo annega nel rancore di notte fonde e scure. Cammi-nare di fianco ai binari con lo sguardo smarrito del viaggiatore , con il viaggio che t’avvolge , genera confu-sioni dilemmi che non riesci a comprendere, cosi dor-mendo dove capita, per ore crudeli di dura lingua che lec-ca ed ingoia la speme. Solo alla stazione , solo con la tua valigia, verso chi sa quale destinazione , con quale can-zone che ti porterà dove il tuo cuore comanda , indurito di tanta volontà , cercata che funge ad esempio per ge-nerazioni future . Ora nulla giace nella fossa nulla è inat-taccabile , temendo il perdono nella macchina che rin-corre il dolore ed il tempo trasforma ognuno in volpe in lupo ed altro ancora che per narrare tale ossesso di converso ti riporta indietro nella storia in cui sei nato.

Già il mio vivere ha deriso il verbo e mi fingo nemico di tanti , nascondo ciò che provo, rabbrividisco nell’errore commesso.

Prima di giungere qui, codesto luogo trasudava di tante storie.

Vede qualcosa di nuovo?

Non provo rancore.
Bene, me ne compiaccio.
Non sono certo di ciò che credo.
Io, mai vorrei essere d’intralcio.
Sono diretto a Roma.
Vuole che la conduca dove ha sognato d’andare?
Lasci stare ,mi guida un diavolo sul cappello.
Non mi dica, la credevo un angioletto.
Sono un dentista .
Che bello poter sorridere alla vita con tanti denti sani e forti.
Mi turba.
Non tubo.
Mi include nel prezzo.
Ci mancherebbe.
Mi vuole morto?
Mai poi mai.
Vorrei capire
S’accomodi
La prendo assai sul serio .
Che brava persona che è lei
Lungi da me l’invidia di diventare altro
Se mai scriviamo al papa
Perché non al ministro dei trasporti?
Buona idea
Si prepari
Per cosa
Per la guerra
Non voglio morire
Chi le dice che moriremo
La mia vergogna
Oh mi dispiace la facevo più coraggioso
Non sono un diavolo
Io neppure
Diciamoci addio
Buon viaggio che sia un viaggio felice insieme per altri mondi e universi, rincorsi invano per dimensioni oniriche nei silenzi ameni dove fugge ratto il pensiero novello che muta ,forma, finge , crea, giace inerme per lustri in anti-che alcove.
In tempi migranti in cammino , erranti idee volgono per ragionamenti in altre questioni , scritto ,adduce , specula giostra dopo giostra , avvolge scema in moltitudine di razze tra mille personaggi che hanno combattuto , edifi-cato case e templi ed altre generose chiese che per va-ghi idillio hanno riportato gli uomini a comprendere che il dolore è comune a tanti.

II

Strano vivere volgendo intendimenti, poverini , aspetto di capire sulla questione linguistica d’ un povero cretino ve-do ho fatto le mie considerazioni ho perso il mio bagaglio sul treno pieno di viaggiatori, rammento una ragazza con un gran fiocco tra i capelli con un sorriso ebete ed ora temo che lungi per nuova avventura tra boschi e colli fo-schi ho rincorso questo canto , venduto a meta prezzo che odo nell’ eco dei miei versi il tuo nome , il tuo amore .
Prego
Ma via
No rimanga qui
Perché ha paura
No , di morire non temo
Io annego in questo mare d’ilusioni
Io non so nuotare
Volgi il tuo viso verso una nuova avventura
legge il giornale ?
No , Repubblica
Hanno ammazzato il capo
Che tristezza
Era una brava persona
Sua moglie fà l’infermiera
Forse conosce chi ha ucciso il marito
Forse è lei l’assassina era una ingorda di sesso
Che peccato
Sa quando arriviamo ?
Adesso controllo
Ma lei non era ferito nell’animo
Chi la detto
Il passeggero del terzo vagone
Chi il matto ?
No quello con il cappello
Hanno tutti il capello in testa.
Allora io sono salvo
Certo che lei è un …
Forse sono un spettatore
Avasce e mane
Te spare
A chi ?
Te credo tuosto ?
No ma si proprio nu sarchiapone
Aprire quella porta lasciate entrare il vero , il vento di un tempo che non dona ne cambia ne ama su strade che conducono dove tutti noi vorremmo giungere dove il sole riscalda questa canzone , sale lenta dalla bocca di un uomo che si dispera che avvolge un filo intorno alla go-la , spinge ride poi ti lascia, solo sull’orlo di un precipizio.
Ed ora ritornerò a pregare
Perché non entri in questo cuore ?
Ho paura di farmi male
Veggo, non soffro
Canto ,non parlo
Penso, imbecillemente sono ciò che sono
va bene non dire altro
Il tempo ci ha fatto incontrare lungo strade senza un no-me con tante cose da dire a chi crediamo, siamo giunti dove volevano che giungessimo in una follia che nascon-de l’amarezza del vivere, la follia della solitudine, l’invidia l’atto che congiunge la sorte alla sua sconfitta alla iella. Ed il peggio ancora non è giunto, una marea di persone si precipitano intorno al palazzo del potere chi grida chi di-ce fatti in là chi non conosce altra sorte ed altra morte come un malattia ti distrugge nell’immaginario viaggio in-torno ad un sogno ad un idioma che prende corpo, pren-de vita dalle mani della fanciulla che sale fino al cielo ac-compagnato da una schiera d’angeli.
Voglio salire fin lassù
Su via faccia la persona seria
Ma non credo di lesinare l’altrui sorte
Non è per contraddirla ma qui trattiamo argomenti assai seri
Ma una pacca sulle spalle và fatta ?
Si segga e pensi d’essere salvo
lo vorrei esserlo ma non posso
Allora diventerà un topo
Io un tempo ero un gatto
Tutti siamo stati qualcosa in passato chi più chi meno
tutti paghiamo alfine le tasse.
Forza aprite la porta e vai
Il viaggio continua ,verso qualcosa che travalica l’inganno ,con il naso verso l’orizzonte, con il cuore che batte ,trema lungi per luoghi oscuri ,fuggiasco ,schivo nella tua storia che ti porti addosso con tutto il tuo dolore il tuo essere metà nero, metà bianco.
E non capisco cosa potrà accadere cosa rende questo foglio bianco, incollato al cielo ove io scrivo la mia stupi-da storia con a piedi un paio di scarpe rotte, con un canto che mi sale da dentro e mi porta lontano , cosi lontano dove il mondo non conosce , chi sono ne quanto amore ed odio porto in seno.
Ma si rende conto ?
No
Tutto e scontato
Tutto non credo
Prego l’ultimo vagone
Ultimo sorriso
Facci la persona educata?
Mica lo chiamata cretino.
No le ripeto non mi faccia perdere la pazienza.
Lei è sicuro di ciò che dice?
Signore io lavoro qui da trent’anni
Io sono un nuovo assunto
Complimenti
Grazie
Andiamo le offro da bere
Sono astemio
Io sono impotente
E me lo dice cosi?
Impotente difronte ai potenti
Ah adesso ho capito
Facciamo ammenda di tanto bene
Che merda
Non dica altro

III

la vita ci ha condonato ad essere tanto altro un termine ambiguo ,un aspetto che cade dalle nuvole , lungo il cri-nale di un universo ove si consuma la nostra esistenza dove rincorriamo a piedi nudi , tra l’erba alta , smeralda, bella che s’ondula nel vento che ci prende per mano e ci porta via appreso ad un pallone con tutti i nostri cari con Charles che sorride e si gratta l’orecchio con la sua zam-pa che ammonisce la pulce che non conosce il male degli uomini , non conosce il male che Iddio fa a volte ai suoi figli. E schiere d’angeli volano a frotte nel cielo , tetri de-moni , angeli neri come la notte fonda.
Vuole fumare ?
No per favore non mi faccia sentire questa puzza
Lei mi offende tiri fuori il coltello
Le do una scarpa in testa
Io signore non ho mai visto una persona cosi maleducata
Io voglio stare in pace, bere il mio caffè e non aver nulla a che fare con lei
Questo, lo andrò a riferire a chi di dovere
Vada , vada pure
Lei è un bifolco
Lei uno stronzo
Non dica altro
Facciamo pace
Giammai
Lei è uno stronzo
Lei un bifolco
Si rammenti chi di spada ferisce di spada perisce.
Il treno riparte e con lui , tutto ciò che abbiamo sognato attraverso il viaggio comune, attraverso quello che ave-vamo da dire, ed il treno è cosi lungo ha una bocca ed una coda e si muove come un serpente tra monti , boschi corre verso la fine e l’inizio di questo viaggio , tra mille ra-gioni e giorni che prendono corpo che mutano come sparuti passeri allo scoppio del fucile da caccia e l’anatra canta la sua canzone in riva al laghetto ,ignuda, canta e si bagna e sogna un anatroccolo con cui poter dormire di notte.
Il viaggio è cosi dolce come una caramella da masticare come sedere vicino al finestrino e osservare lo scorrere di luoghi e paesaggi , immagini che s’affollano nella mente e diventano pian ,piano tutt’uno con la nostra vita.

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