L’ispirazione 2
Pubblicato da ilaria il 13 Ottobre 2006
Eccomi qua! Questa volta ho deciso di parlare in prima persona. Ero io che cercavo l’ispirazione per le mie storie. Ma, da come avrete capito, mi sono ritrovata con solo il maglioncino rosa! Che tra l’altro al primo lavaggio in lavatrice, con annessa centrifuga, mi si è ritirato di due taglie.
“Ricordati del prezzo ragionevole” disse la mia coscienza (simil Grillo parlante di Pinocchio, ma molto più accondiscendente!) appena tirai fuori il maglioncino dalla macchina infernale.
Va beh, il danno è fatto ed ora ricomincio ad avere il solito problema che mi attanaglia da qualche giorno. Cioè trovare una storia
Non mi sono presentata, mi chiamo Sonia, ho 27 anni e lavoro per una casa editrice e se non trovo l’ispirazione, e relativo racconto, il mio editore mi potrebbe far fuori! Nel senso che una revolverata in testa non me la toglierebbe neanche se stessi in ginocchio sui ceci pregandolo di avere pietà di me. Insomma, la situazione sta diventando drammatica.
Comunque, devo essere sincera: la mia prima esperienza di ricerca dell’ispirazione è stata fallimentare. Un disastro, anche nello shopping.
Ora, se volete ascoltare lo sfogo di una pazza isterica, vi racconto la seconda spedizione. Disastrosa anche questa… ma non voglio anticiparvi nulla di più. Se volete, leggete!! E buona lettura!
Roma, 11 ottobre 2006. Ore 9.30
L’altra mattina mi ero svegliata di buonumore. Sentivo che la giornata sarebbe stata splendida per la mia ricerca. Così mi alzai dal letto e mi diressi verso la cucina per prepararmi la colazione. Tè verde e biscotti dietetici. Guardai i biscotti, ma decisi che per quel giorno potevo anche lasciar perdere la dieta. Pane e Nutella. Decisamente molto più appetitoso!
Dopo la fastosa colazione, mi preparai per uscire. Anche quel giorno dovevo cercare l’ispirazione fuori. Anche perché a casa, di cosa avrei potuto scrivere? Della pila di piatti che dal lavandino gridavano vendetta ad ogni mio passaggio? No, era meglio uscire, dei piatti me ne sarei preoccupata più tardi.
Ad un certo punto guardai verso il mio scrittoio. Lì, appoggiati sul morbido legno del tavolo, c’erano i miei peggiori incubi. Foglio bianco e matita appuntita. Paura! Terrore! Orrore!
La fobia che quelle “cose” potessero prendere vita ed aggredirmi, ancora non mi era passata. Ma dovevo fare qualcosa. Non potevo uscire senza nulla con cui poter scrivere. E così, quatta quatta, mi avvicinai a loro e, senza farmi scorgere, presi un blocchetto di fogli gialli (mi sembravano meno minacciosi) ed una penna nera (il nero sta bene con il giallo? Credo di si!).
Bene, ottenuti quei fogli, avevo tutto l’armamentario di cui avevo bisogno. Era arrivata l’ora di uscire e, con cuor gioioso, varcai la soglia di casa con in mente la mia prima meta. Pantheon.
Mi sembrava un’ottima idea. Ero certa che lì, in quella piazza gremita di turisti, e soprattutto senza mercato, avrei trovato la mia storia!
E così passeggiando allegramente, arrivai alla piazza. Era stracolma di gente! Mi fermai in un punto ed iniziai a scrutare tutta quella massa di persone, cercando una piccola futile idea che andasse bene per il mio racconto. Naturalmente non mi venne in mente nulla.
Sono andata verso il tavolino di un bar. Se dovevo stare lì delle ore ad aspettare l’ispirazione, era meglio farlo seduti con una bella bibita davanti, no?
Ho aspettato delle ore, oltre la bibita ho mangiato un panino, un tramezzino, un dolce e un gelato. Inoltre ho bevuto dell’acqua, una coca-cola, un’aranciata ed un caffè! La mia dieta è andata a farsi benedire!!! E anche i soldi che giacevano tranquilli e innocenti nel mio portafoglio, naturalmente!
Erano le cinque del pomeriggio e non avevo combinato nulla. Ero immersa nella disperazione più cupa quando ad un certo punto ………
Vidi un uomo seduto vicino al muro del palazzo dalla parte opposta di dove mi trovavo. Aveva uno sguardo malinconico, sacchi di iuta accanto a sè ed un cartellone che diceva: “Racconto favole per pochi spiccioli”. Per tutto il tempo che sono stata seduta al tavolo, non mi ero accorta della sua presenza. Un narratore di favole. Non ci potevo credere. Il mia mente stava già vagando nei ricordi di un passato molto lontano. Mi vidi bambina che, con occhi sognanti, immaginava storie fantastiche su principi azzurri che salvavano principesse da draghi e orchi cattivi.
Mi sono avvicinata a quell’uomo. Gli dissi: “Raccontami una favola”. E lui inizio:”C’era una volta, in un paese molto lontano, una principessa che….”.
Sono stata ad ascoltare quell’uomo per un’oretta. Sarei rimasta per un altro bel po’ di tempo, ma si era fatta notte, e i piatti mi stavano aspettando. Così mi avviai verso casa, con la consapevolezza della rivoltella puntata alla tempia!!
Come al solito l’ispirazione non è arrivata, però ho passato una piacevolissima serata in compagnia di un mondo fatato di cui non ricordavo neanche l’esistenza. Principi azzurri, principesse, fate, gnomi e chi più ne ha, più ne metta!
Alla fine, gentili lettori, ho lasciato il lavoro. Lo scrivere storie non faceva proprio per me! Ho trovato un lavoretto in una boutique in via del Corso! Via tutti i fogli bianchi minacciosi e matite appuntite. Idem per quelli gialli e penne nere!!
Ho scoperto la mia nuova vocazione….. vendere maglioncini rosa!!!!
Dimenticavo, la ribellione dei piatti è stata soppressa nel sapone! Lo so, è stata dura vederli affogare nell’acqua, ma così doveva andare…. Ahimè!



13 Ottobre 2006 alle 9:58 am
Niente, non c’è stato nulla da fare… una futura scrittrice che ha aperto un negozio…spero di non fare la stessa fine! AHAHAH! ^__^
13 Ottobre 2006 alle 12:07 pm
Pero’ che bel lavoro raccontare favole a pagamento per strada… ma questo tipo l’hai visto sul serio o te lo sei inventata?
13 Ottobre 2006 alle 12:26 pm
Il narratore di favole esiste realmente! L’ho incontrato a Firenze qualche anno fa, e sono rimasta letteralmente incantata da quell’uomo e dal suo lavoro!!
13 Ottobre 2006 alle 2:52 pm
Complimenti..la realtà fa male…ma una volta abituati…molto ironico davvero, ha un sapore agrodolce che mi ha colpito!!!