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Altra dimensione – parte settima

Pubblicato da poetto il 13 ottobre 2010

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. Senti, Martin mi ha dato una specie di ricetrasmittente, quasi dimenticavo di averla – dico a Albert.
. Una ricetrasmittente? E me lo dici adesso? Dobbiamo comunicargli che la polizia ci sta alle calcagna… assurdo, per un vetro rotto tutta questa cagnara!
A volte Albert sa rendersi antipatico, non è la prima volta che mi risponde in modo sgarbato, solo che ora non mi pare il caso di intavolare una scenata per questioni di etichetta, diciamo così.
Prendo la piccola ricetrasmittente blu, rimasta in tasca dal precedente viaggio, e provo a comunicare con Martin.
. Martin, Martin mi senti?
. Ragazzi, tutto bene? Lo strumento si è surriscaldato e vi ha inviato in un altro multiverso, simile a quello bersaglio.
. Senti, abbiamo la polizia alle calcagna…è una storia lunga. Puoi spostare il punto di passaggio davanti alla porta del nostro garage?
. Perché cos’è successo?
. In questa realtà la nostra casa è disabitata…per farla breve, le chiavi dell’ingresso sono diverse e non aprono, abbiamo dovuto rompere un vetro per tentare di entrare, solo che in quel momento degli agenti in borghese ci stavano osservando e, come abbiamo rotto il vetro, ci sono venuti dietro, ora li abbiamo alle calcagna.
. Ho capito! Spostare il punto di passaggio non è così semplice, inoltre sono solo per spostare i macchinari.
. Qual’è il problema?
. Sentite, devo spegnere il macchinario per almeno mezz’ora prima di poterlo spostare… sei proprio certo che non…- proprio in quel momento sentiamo gli autoparlanti della polizia, anche Martin li sente – che succede?
. La polizia ha circondato la zona.
. Per un vetro rotto? Ma è assurdo! – in quel momento Albert, che stava fermo in un angolo ascoltando la nostra conversazione, si alza e prende la ricetrasmittente.
. Martin, siamo in un mare di guai, non so dove siamo finiti a parare ma, a quanto sembra, anche cose che per noi sono “sciocchezze” qui vengono duramente represse…cos’è che ti preoccupa dello spostamento?
. Allora, come ho detto, il macchinario deve rimanere fermo mezz’ora…
. Martin, non abbiamo mezz’ora…lo vuoi capire?
. Calma Albert!
. Lo senti anche tu questo? – Albert tende il braccio nell’intento di catturare meglio la voce dell’autoparlante che ci invita ad uscire disarmati e con le mani in alto.
. Siete proprio nei… ho il dovere di dirvi che…
. Cavoli Martin, sposta quel macchinario… noi stiamo incominciando a correre.
Albert mi guarda, capisco che vuole tentare una veloce fuga, confidando nell’effetto sorpresa.
Usciamo dalla porta laterale dell’edificio, scavalchiamo un piccolo cancelletto nero e corriamo verso la casa.
Un poliziotto ci vede, ci grida qualcosa che non riusciamo a capire, continuiamo a correre seguiti da lui.
Fortunatamente, confronto alla mia realtà, le differenze sono minime e riusciamo a dileguarci facilmente, purtroppo i poliziotti che ci seguono sono diventati tre; la conformazione della zona impedisce, in alcuni tratti, alle auto di seguirci.
Confidando, e sperando vivamente, che Martin sia riuscito a spostare il punto di passaggio, arriviamo a pochi passi dalla nostra meta.
Ci dobbiamo fermare un attimo per prendere fiato, siamo riusciti a seminare i tre, anche se, ne siamo convinti, per poco ancora. Sentiamo chiaramente le sirene delle auto, le voci concitate dei poliziotti, l’autoparlante che continua a invitarci ad arrenderci.
. Assurdo! Manco avessimo ammazzato qualcuno! – dice Albert prima di riprendere la corsa verso la meta.
Corriamo, intanto i poliziotti sono diventati cinque e un’autopattuglia ha fatto la sua comparsa.
. Fermi o sparo! – grida uno dei poliziotti, ha in mano una pistola, che al momento è diretta verso il cielo, dopo chissà!
Raggiungiamo il portone del garage, abbiamo tutti e due le dita incrociate.
Questione di attimi e veniamo catapultati in una nuova realtà.
Spariti poliziotti, autopattuglie, inseguimenti.
Ci troviamo in uno spiazzo.
Al posto della mia abitazione c’è uno spiazzo, a dire il vero mancano molte case, confronto alla mia realtà.
. Ora capisco cosa volesse dire Martin – mi dice Albert con tono sconsolato.
. A dire il vero, io non ho capito – rispondo, cercando di capire il perché la mia casa qui non esiste.
Albert mi guarda, fa un sorrisino, che trovo leggermente irritante, senza spiegarmi nulla…io dico, se ha capito lo spieghi anche a me, invece nulla!
Camminiamo per un po’ prima di trovare qualcuno.
Incontriamo una signora, è vestita con dei passatissimi vestiti degli anni settanta.
. Mi scusi, stiamo cercando Lincon Avenue – chiedo alla signora, la quale ci guarda, sorride, si guarda attorno.
. E’ pericoloso continuare a parlare l’inglese. Inoltre usare la vecchia toponomastica è da sovversivi…dovreste fare più attenzione.
Ci guardiamo con Albert cercando di capire cosa voglia dire la signora, che nel frattempo, svincola e scompare velocemente dalla nostra vista.
. Cosa avrà voluto dire? – chiedo e mi chiedo.
. Guarda, lì c’è un cartello stradale.
Ci avviciniamo, restiamo di stucco, c’è scritto: Annesberg strasse.
Continuiamo a camminare, la strada, la “mia” strada è irriconoscibile, molte case sono totalmente diverse, inoltre le auto in giro, quelle che vediamo al momento sono tutte parcheggiate, sono dei modelli sorpassati, roba da anni settanta/ottanta.
In un cestino dei rifiuti troviamo un quotidiano: il Mainland Zeitung.
Continuiamo a camminare per cercare di avere maggiori informazioni, anche se un’idea di dove siamo finiti incominciamo ad averla.
Per fortuna Albert capisce, e parla, il tedesco.
Mentre camminiamo mi traduce alcuni pezzi.
Arriviamo in un parco, che nella mia realtà non esiste, al suo posto c’è una scuola, Albert si siede in una panchina.
. Il quarantaseiesimo anniversario della sconfitta del Giappone…con lo scoppio della terza atomica a Kobe, dopo quelle di Tokio e Osaka, il Giappone firma… – continua a leggere Albert.
. Ho il sospetto da quello che vedo, e da quello che fino a ora hai letto, che noi, in questa realtà, abbiamo perso la seconda guerra mondiale.
. Temo di avere lo stesso parere. Che facciamo? Senti, io voglio tornare a casa, sono stanco, ci sarà certamente tempo per studiare queste realtà – mi dice Albert posando il quotidiano sulla panchina.
. Si! Sono stanco anch’io. Torniamo indietro? Per fortuna i poliziotti non sono passati in questa realtà…t’immagini? Sarebbe stato stancante correre anche qui per evitarli.
Ci dirigiamo verso la zona dove, presumibilmente, si trova il punto di passaggio.
Arrivati scopriamo che non succede nulla, restiamo nello stesso multiverso, proviamo a spostarci, a camminare piano, dopo circa dieci minuti la paura di rimanere in questo posto sconosciuto si impossessa di noi.

- Continua -

Un commento a “Altra dimensione – parte settima”

  1. andrea dice:

    Ciao Poetto,

    l’inseguimento ti è venuto bene, ci voleva proprio un po’ di azione.
    Resto in attesa del seguito :)

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