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Accese il portatile, era ora di mettersi a lavoro.

Doveva consegnare quell’articolo entro la mattina seguente, il capo non avrebbe accettato ulteriori ritardi.

Andò in cucina a prepararsi un caffè lasciando che il PC eseguisse la procedura di avvio. Poco dopo tornò nello studio, poggiò la tazza accanto al computer e prese posto sulla sedia. Quello era l’unico luogo in cui riuscisse a scrivere senza troppi problemi, in ufficio non riusciva ad essere altrettanto produttivo. Troppi rumori, troppe distrazioni.

Ingollò un sorso di caffè, la lingua ne percepì il sapore caldo ed amaro. Tornò a fissare lo schermo attraverso le leggere lenti degli occhiali.

Prima di cominciare a scrivere il pezzo decise di dare un’occhiata ai messaggi di posta elettronica. Lanciò il programma ed attese che i nuovi messaggi venissero scaricati. Nel frattempo sorseggiò ancora un po’ di caffè ammirando le luci notturne della città attraverso l’ampia finestra dello studio.

Cinque nuovi messaggi.

Ne controllò rapidamente il mittente. Tre erano chiaramente spam, li cancellò. Uno era di Karmen, probabilmente riguardava il viaggio che stavano programmando, le cose non andavano troppo bene tra loro, quello della vacanza era un ultimo estremo tentativo di recuperare il loro rapporto. Decise di aprirlo in un secondo momento.

L’ultima mail catturò la sua attenzione.

Era il messaggio che stava aspettando.

Poco tempo prima Thomas, un collega, gli aveva parlato di quello strano oggetto e di come poteva cambiare la sua vita.

All’inizio ne era rimasto piuttosto scettico.

Lui era un tipo razionale, padrone delle sue azioni, convinto che farsi influenzare da certe credenze  non lo avrebbe portato da nessuna parte.

A distanza di tempo però si accorse che la vita di Thomas stava effettivamente cambiando. Negli ultimi mesi aveva ottenuto una promozione, aveva iniziato a frequentare una ragazza mozzafiato e come se non bastasse aveva ereditato da parte di un lontano parente un attico in pieno centro.

Così si decise a fare quell’acquisto, dopo tutto un tentativo non avrebbe fatto del male a nessuno.

La mail che aveva ricevuto lo informava che il pacco gli sarebbe stato consegnato entro quella stessa sera.

Erano le venti ormai e nessun corriere si era fatto ancora vivo.

Pazienza, si disse. Doveva soltanto attendere qualche altra ora, la consegna sarebbe stata fatta di sicuro il giorno seguente.

I suoi pensieri vennero improvvisamente interrotti dal suono del campanello. Posò la tazza vuota, ma ancora tiepida, sulla scrivania e si avviò verso l’ingresso. Il video citofono gli mostrò un tizio con un pacchetto in una mano e una cartellina nell’altra.

Strano che consegnino a quest’ora, si disse.

“Venga pure su, 12° piano.”

Dopo pochi minuti l’uomo si presentò davanti alla sua porta. Indossava un completo nero e scarpe dello stesso colore. La sua pelle era piuttosto bianca, dava l’idea di qualcuno che fosse stato costretto a rimanere chiuso in casa per lungo tempo. Gli occhi e i capelli erano scuri come le notti senza luna. Sul taschino della giacca era riportato il suo nome: Samael.

“Questo è per lei.”  disse, porgendo il piccolo pacchetto.

Marcus lo prese, firmò senza troppa attenzione la bolla e salutò il corriere. Lui gli rispose con un leggero inchino del campo, si girò e si diresse con passo leggero verso l’ascensore, così leggero che i suoi passi sembravano non emettere rumori.

Strano individuo, pensò mentre richiuse la porta alle sue spalle.

Tornò nello studio, eccitato dall’idea di aver ricevuto il pacchetto.

Il contenuto era avvolto in una carta rossa brillante sorretta da un cordino nero. Nessun biglietto, nessun marchio stampato sulla confezione.

Lo scartò rapidamente con la stessa frenesia con cui un bambino scarta un pacco la mattina di Natale. Un piccolo scrigno vellutato, anch’esso rosso, conteneva l’oggetto del desiderio.

Lo aprì.

I suoi occhi furono immediatamente catturati dalla bellezza di quella pietra. Non aveva mai visto nulla di simile al mondo. Finemente intagliata sembrava brillare di luce propria. Lateralmente era visibile un piccolo foro che permetteva il passaggio di un sottile filo d’oro.

Non ci pensò un attimo di più e la indossò al collo. Nella confezione c’era dell’altro. Un piccolo bigliettino di cartoncino sul quale erano incisi dei numeri. Pensò che si trattasse di una matricola o di qualcosa del genere. Gettò la carta nel cestino e si rimise a lavoro.

Lavorò per gran parte della notte scrivendo pagine e pagine di articoli anticipando il lavoro di un mese. Le parole continuavano a saltargli fuori dalla testa una dopo l’altra come pop-corn a cottura ultimata.

Da quella notte tutto sembrò diverso.

* * *

I problemi con Karmen furono superati, il loro rapporto prese a funzionare alla perfezione. Si chiese se fosse stato tutto merito della splendida vacanza che avevano fatto in Italia, a Venezia, oppure del ciondolo che portava al collo.

Anche il lavoro iniziò ad andare a gonfie vele, conquistò ripetutamente la prima pagina del giornale e vinse diversi volte il premio di giornalista del mese.

Forse il ciondolo funzionava davvero.

Anche l’amicizia con Thomas era più salda che mai. Si frequentavano spesso. Erano soliti andare allo stadio a guardare il basket dal vivo e poi dopo l’incontro a bere una birra, e non passava settimana senza la loro consueta partita a squash. Per non parlare delle splendide cene a quattro che organizzavano con le rispettive compagne.

Insomma, la vita scorreva leggera, senza problemi.

Diverso tempo dopo, mentre era a lavoro nel suo ufficio, ricevette una telefonata che lo scosse terribilmente. Thomas era stato coinvolto in un bruttissimo incidente stradale, uno scontro frontale con una furgone di grossa stazza nel quale la sua auto aveva avuto la peggio. Thomas era figlio unico e i suoi genitori erano ormai deceduti da tempo, probabilmente avevano notato le tante chiamate fatte dal cellulare di Thomas verso il suo numero ed avevano pensato di chiamarlo.

Avvisò Karmen e si recò rapidamente all’ospedale.

I medici gli dissero che era stato portato con urgenza in sala operatoria e che le possibilità che rimanesse in vita erano estremamente basse. Dopo lunghe ore passate in compagnia di Karmen in sala d’asseta gli fu comunicato che Thomas era stato portato in sala di rianimazione. Il medico gli disse che le ore successive sarebbero state cruciali per il successo dell’operazione.

Chiese se era possibile vederlo, il medico gli disse che aveva bisogno di riposo e che poteva stare con lui solo per qualche minuto. Indossò la mascherina e il camice usa e getta, tutti i visitatori erano obbligati ad accedere al reparto di terapia intensiva in quel modo. Ebbe una stretta al cuore quando arrivò di fronte al suo letto. Diversi macchinari erano collegati al suo corpo ed aveva tubi che uscivano dalla bocca e dal naso. La sua faccia era gonfia e piena di lividi, il naso e la testa erano coperti con delle bende, il resto del corpo fortunatamente era nascosto sotto le coperte.

Non riusciva a crederci, soltanto qualche ora prima si erano sentiti per telefono e salutati, ed ora lui era in fin di vita.

Sul comodino affianco al letto erano poggiati i suoi effetti personali. Dal portafoglio spuntava fuori un bigliettino. Notò qualcosa di familiare in quel cartoncino. Lo estrasse e ricordò. Era dello stesso tipo di quello che aveva trovato nella confezione del ciondolo. Anche su quello erano riportate delle cifre, ma ora quei numeri assumevano un significato diverso. Indicavano chiaramente un data, e precisamente era la stessa di quel tragico giorno.

Dopo qualche secondo durante i quali rimase a fissare sospettoso il biglietto notò intorno al collo del suo amico il sottile filo d’oro simile a quello che indossava lui. Lo afferrò sollevandolo quel tanto che gli permise di guardare la pietra.

Ma c’era qualcosa di sbagliato.

La sua non era altrettanto bella, sembrava un semplice sasso di poco valore. Che qualcuno lo avesse sostituito dopo l’incidente? Impossibile, un male intenzionato avrebbe portato via anche la catenina d’oro, perché allora preoccuparsi di sostituirla?

Altre domande gli affollarono la mente.

Che l’affascinante aspetto della pietra fosse soltanto una mera illusione? E la data impressa sul biglietto era collegata in qualche modo con l’incidente?

Per qualche strano motivo gli balzò in mente il nome del tizio che gli aveva consegnato il biglietto, Samael. Quello strano nome nascondeva forse la chiave di volta di quel mistero?

Improvvisamente un macchinario collegato al corpo di Thomas prese ad emettere un suono allarmate. Il cuore di Thomas si era fermato. I medici e gli infermieri intervennero con estrema rapidità. Si fece da parte per non dare intralcio al loro intervento. Con il biglietto ancora in una mano nella sua mente si materializzò un’idea agghiacciante.

Il successo nel lavoro, il rapporto con Karmen, tutti gli improvvisi e inaspettati eventi positivi della sua vita potevano essere giustificati in un solo modo.

Medici ed infermieri si fermarono bruscamente come se qualcuno avesse messo la scena in pausa. Un istante dopo un medico pronunciò l’ora e la data del decesso dichiarando Thomas deceduto.

Non ricordava quale fosse la data impressa sul suo biglietto e tanto meno dove lo avesse poggiato. Magari l’aveva gettato insieme all’incarto della confezione. Era passato troppo tempo, non riusciva a ricordare.

Raggiunse Karmen e l’abbracciò. Rimasero abbracciati per alcuni minuti che gli sembrarono lunghi come ere geologiche.

Pensò che se la sua teoria era giusta gli rimanevano da vivere soltanto pochi mesi, pochi giorni o soltanto poche ore. Non poteva quantificare il tempo rimastogli visto che non aveva modo di recuperare il suo biglietto. Ci rifletté un istante e poi concluse che nessuno dopo tutto conosceva la data della sua morte. Ormai quel che era fatto era fatto. Non era in grado di tornare indietro nel tempo o tantomeno annullare quel patto. Rifletté sulla bolla di consegna e sul fatto che non le aveva dato troppa importanza. Lì aveva sicuramente posto la firma, quella con cui aveva venduto la sua anima.

Karmen guardò negli occhi Marcus e vide ancora una volta quella brutta pietra portata come ciondolo.

“Marcus, è un pochino di tempo che volevo chiederti una cosa. Come mai ti ostini a portare al collo quel brutto sasso?”

“Non è nulla cara, è solo un porta fortuna.”

* * *

Da qualche parte, in un’altra città, in un altro stato, un corriere era impegnato nella consegna di un pacchetto molto simile ai migliaia che aveva già recapitato.

Questa volta aveva preferito assumere le sembianze di un vecchio con capelli lunghi argentati e naso grinzoso.

Suonò il campanello ed attese.

Una giovane donna aprì la porta. Lui le consegnò il pacchetto.

Lei notò appena lo strano nome riportato sul taschino della sua giacca, uno dei tanti nomi con cui veniva chiamato dalla notte dei tempi.

La ragazza firmò distrattamente, ignara, come tutti coloro che lo avevano già incontrato, di aver appena siglato la sua condanna a morte.

Il vecchio salutò educatamente e si allontanò con il solito passo leggero, leggero come il passo di un essere soprannaturale privo di un corpo materiale.